SAGGI

La sistemazione difensiva del Grappa prima di Caporetto: le polemiche, le inchieste tra Cadorna e altri alti ufficiali

Introduzione

Nel gennaio 1918, in seguito alla disfatta di Caporetto e su iniziativa del Presidente del Consiglio Orlando, venne istituita la Regia Commissione d’inchiesta sul ripiegamento dall’Isonzo al Piave[1], che avrebbe dovuto chiarire le diverse responsabilità nella rotta italiana dell’ottobre precedente. Durante i lavori della Commissione sì aprì un acceso dibattito –proseguito nell’immediato dopoguerra- sulla sistemazione difensiva del monte Grappa prima di Caporetto. Tra i protagonisti di queste vicende vanno menzionati il generale Cadorna e il generale Antonio Dal Fabbro[2], costui particolarmente importante perché all’epoca era il responsabile dei lavori di difesa del massiccio del Grappa, quindi la persona che più delle altre poteva “scagionare” Cadorna dalle accuse che gli venivano mosse. Per tale motivo, negli anni ’20, vi fu uno scambio di lettere e di relazioni tra i suddetti generali: questo carteggio -conservato nell’ inesplorato archivio privato di Dal Fabbro, e dunque, nonostante la sua importanza, ancora poco noto agli studiosi- porta alla luce l’entità dei lavori effettuati dal genio militare della 6ª armata, a partire dall’estate 1916, nella zona del Grappa, in netta contrapposizione con altre opinioni, che sostenevano l’assoluta mancanza di difese italiane. Successivamente, vari protagonisti (Assum[3], Baldini[4]) della cosiddetta prima difesa del Grappa[5] (novembre – dicembre 1917) rivendicarono il loro operato, cercando di sminuire l’efficacia del sistema difensivo del Grappa, che a loro parere non sarebbe mai stato in grado di reggere l’urto offensivo delle truppe austro–tedesche, senza il fondamentale contributo delle unità dislocate nella zona montana.

1. La relazione Dal Fabbro sui lavori di difesa nel massiccio del Grappa

Il generale il 20 luglio 1922 mandava all'Ufficio Storico dell'Esercito e per conoscenza al generale Cadorna una memoria riguardante i lavori sul Grappa prima di Caporetto. Arrestata l'offensiva nemica dal Trentino, stabilizzata e rafforzata la nuova linea fra Astico e il  Brenta da Punta Corbin a Cima Caldiera, portata a buon punto la costruzione della linea di difesa marginale dell'Altipiano di Asiago, sussidiata  da una seconda linea intermedia e da una terza più bassa denominata linea delle colline, S.E. Cadorna, nell'autunno 1916 ordinava lo studio e l'attuazione di una complessa sistemazione difensiva intesa a far fronte alla eventualità di una nuova e più potente offensiva che, riuscì a sfondare le linee dell'Altipiano di Asiago, tentasse dilagare nella pianura compresa tra Astico e Brenta. Il concetto al quale si informava detta sistemazione, era quello di arginare e contenere l'ipotetica nuova invasione, per dar tempo ad una armata di manovra di fronteggiarla e batterla tra Cittadella e Vicenza. Lo studio dettagliato di detta sistemazione difensiva venne compilato dal sottoscritto quale Comandante del Genio delle Truppe degli Altipiani, che ne curò poi l'esecuzione a mezzo degli organi tecnici dipendenti.

 La sistemazione stessa comprendeva a grandi linee:

“a)  il rafforzamento della sponda destra dell'Astico, da Caltrano a Quinto Vicentino, appoggiato a robuste difese ricavate Nel gruppo di alture di M. Grumo, M. Grimaldo, M. Costone,

Montecchio Precalcino;

b)   apprestamento a difesa della sponda sinistra del Brenta da Solagna a Fontaniva;

c)  la chiusura, mediante profondi reticolati ed appostamenti per mitragliatrici, di tutti i passaggi e canaloni che dal fondo di Val Brenta salivano al massiccio del Grappa fra Solagna e la confluenza del Cismon col Brenta;

d)   il rafforzamento delle difese dello sbarramento di Val Brenta e Cismon in modo da chiudere la Valle Cismon al suo sbocco in quella del Brenta e da collegare tali difese con quelle di Col  del Gallo, Tagliata della Scala e Cima Campo mediante appostamenti, nidi di mitragliatrici in caverna, reticolati, ecc.;

c)   il rafforzamento delle difese accessorie dell'opera di Cima di Campo ed il collegamento di esse con le linee difensive della conca di Tesino, fino a Cima d'Asta;

d)  la sistemazione a caposaldo centrale sulla vetta del Grappa;

Quest'ultima doveva a sua volta comprendere:

1)   la costruzione di un fortissimo caposaldo centrale sulla  vetta del Grappa.

2)   La sistemazione a caposaldo delle seguenti posizioni: M. Fontanasecca - Col dell'Orso - Prassolan - Col dei Prai - Col Bonato - Col  Caprile - Col  della  Berretta - M. Pertica - Col Moschin - Col  del

Fenilon - M. Asolone - M. Coston - Col Rainero - M. Oro - C.  del Gallo - C. Campeggia.

3)   Il collegamento,  mediante linee di difesa,dell' imponente gruppo di capisaldi ora detti in modo da ottenere successivi compartimenti stagni.

4)   La costruzione di numerose batterie appoggiate ai capisaldi marginali da Col Campeggia a Col Bonato destinate a portare azione di fuoco sulle posizioni dell' Altopiano d' Asiago e sulle pendici da esso digradanti verso la pianura.

5)   La costruzione di batterie in caverna sulle pendici rocciose di M. la Gusella destinate a battere il fondo di Val Brenta a monte di Solagna ed  a fiancheggiare le  difese di sponda sinistra del Brenta ad ovest di Bassano. Il caposaldo da ricavarsi sulla vetta del Grappa, doveva consistere nella sistemazione di batterie in caverna per cannoni di medio e piccolo calibro e per mitragliatrici; nella costruzione di trinceramenti, appostamenti, reticolati, gallerie

- ricoveri ecc. in modo da costituire il nodo centrale imprendibile della vasta posizione.

Caratteristiche analoghe, ma di più semplice e più rapida esecuzione, avrebbero dovuto avere gli altri capisaldi. E mentre il caposaldo sulla vetta del Grappa doveva costruirsi,in ordine di tempo, subito dopo eseguiti i rafforzamenti e le chiusure del ciglione che scende al Brenta (lettera c) e la costruzione delle batterie (n. 5), gli altri capisaldi e le linee di collegamento di esse (n. 2 e 3) dovevano sistemarsi in tempo successivo, oppure all'atto della effettiva occupazione della posizione. Così pure le difese di sponda sinistra del Brenta (lettera b) e quello di sponda destra dell'Astico (lettera) avrebbero dovuto costruirsi soltanto al momento del bisogno. Venne fatta eccezione per l'apprestamento difensivo del gran caposaldo di M. Grimaldo, M. Coston e Montecchio Precalcino i cui rilevanti lavori, richiedendo tempo notevole, vennero subito iniziati. Nei due volumi dell'opera: "La Guerra alla fronte Italiana" S.E. il gen. Cadorna, fornisce indicazioni precise e dettagliate sulle predette organizzazioni difensive.

Per poter svolgere un si vasto programma di lavori sul Grappa, e per poter, in caso di bisogno, occupare le posizioni su esso prescelte ed armare le batterie, era necessario costruire anzitutto e senza indugio, una comoda strada d'accesso al Grappa. E questa venne studiata ed iniziata subito.Essa è la grande strada del Grappa che da Marchi, presso Romano Alto sale a Col Campeggia e giunta presso Osteria del Campo si biforca; il tronco principale prosegue per osteria la Cibara, falde di M. Coston, fino alla vetta del Grappa; un secondo ramo da osteria del Campo prosegue per Col del Gallo, Col Rainero, Col del Fagheron, Col del Fenilon, Col Caprile, Col della Berretta fino a Col Bonato. Dal ramo ora detto si staccano appositi tratti di accesso a Col Moschin, alle postazioni d'artiglieria, ed alle stazioni di arrivo delle teleferiche che dal fondo del Brenta salivano al margine del massiccio. Il tronco principale della strada in discorso, Marchi - Vetta del Grappa, ha lo sviluppo di circa 30 Km. con pendenza del 7%, soltanto in qualche breve tratto tale pendenza è di poco superata. La larghezza era in origine di m. 5,00 ad eccezione di qualche tratto in cui vennero ricavate apposite piazzette di scambio. Il tronco Osteria del Campo - Col Bonato  di 16 km. con caratteristiche analoghe alle predette ad eccezione di qualche tratto in cui la larghezza, specialmente verso la fine della strada, venne limitata a m.3,50.- Inoltre venne subito intrapresa la costruzione di una teleferica di gran potenza dal Covolo, presso Crespano, alla Vetta del Grappa; e per poter trasportare a più d'opera i materiali dell'impianto (tutti i cavalletti e le membrature delle stazioni erano progettate in ferro) furono costruite due teleferiche di media portata che provvisoriamente sostituivano quella di gran potenza in costruzione. Pure dalla Madonna del Covolo venne fatta partire una carrareccia a forti pendenze che saliva ai Casoni di Ardosia e si collegava alla grande strada del Grappa prima menzionata, subito sotto la vetta. Un'altra teleferica di media portata venne subito impiantata fra  S. Nazario sul Brenta e il ciglione fra Col del Fagheron e Col del Fenilon pel trasporto dei materiali occorrenti per l'esecuzione dei lavori della strada, delle batterie e dei capisaldi. Infine venne fino dai primi momenti studiato il modo di rifornire l'acqua potabile quella vasta zona che ne era assolutamente scarsa.Fu perciò intrapresa la costruzione dell'impianto di sollevamento d'acqua, uno dei più importanti costruiti durante la guerra, che dal fondo della valle di S. Liberale solleva l'acqua fino alla vetta più alta del Grappa, in un serbatoio di cemento opportunamente costruito poco lungi dalla Madonnina. Da questo serbatoio principale dovevano partire le canalizzazioni in tubi d'acciaio o di ghisa destinate ai vari capisaldi, postazioni, baraccamenti e ricoveri ecc.

I predetti lavori di strada, teleferiche ed impianti idrici vennero tutti iniziati nell'autunno 1916 e nei primi mesi del 1917. Successivamente fu posto mano alla costruzione di battere di medio calibro, e ciò non appena l'artiglieria ebbe ultimato lo studio del relativo schieramento, Alla fine dell'estate del 1917 già 42 batterie di medio calibro con riservette, ricoveri, polveriere, caverne, magazzini ecc. erano costruite sul Grappa e pronte ad essere armate. Numerosi osservatori in caverna erano scaglionati sull'orlo del ciglione che scende al Brenta e nelle località più adatte per scorger bene l'Altopiano di Asiago ed il fondo di Val Brenta. Uno di tali osservatori era situato a Col Bonato, sopra Cismon.

Gli sbarramenti della valle del Brenta presso Valstagna formavano parte della sistemazione difensiva del Altopiano d'Asiago e vennero iniziati nell'estate del 1916, contemporaneamente ai lavori della linea marginale della quale formavano la continuazione attraverso la Valle del Brenta. I più importanti erano quelli di Carpanè e del Merlo; con  essi faceva sistema uno sbarramento avanzato detto di Rivalta. Partiva quest'ultimo dalle rocce di Col Moschin (Sasso del Cane), scendeva lungo il ciglio meridionale della stretta valle della Corda e del Pian dei Zoppi, passava il Brenta e per Roncobello saliva fin contro le rocce del Sasso Rosso. Lo sbarramento di Carpanè dalle Laste ossia del Col Moschin scendeva fin presso l'abitato di Carpanè, attraversava il fiume ed in due rami saliva al Col d'Asiago a collegarsi con quell'importante caposaldo della linea marginale. Seguiva lo sbarramento del Merlo che da Col Moschin scendeva seguendo l'orlo del costone roccioso che precipita nel Brenta presso le case del Merlo, passava il Brenta e saliva a raggiungere le rocce che si spiccano da M. Campolongo con direzione da Sud a Nord. Tali sbarramenti erano costituiti da elementi di trincee scavati in roccia, posizioni e nidi di mitragliatrici a tiro frontale e fiancheggiante, sistemate in caverna od all'aperto, ricoveri in caverna, sentieri di collegamento, il tutto protetto da vari ordini di reticolati. Lo sbocco della Val Frenzela era battuto da artiglieria campale sistemata in caverna. La Commissione di cui è cenno nel foglio al quale la presente memoria risponde, si riunì quando tali sbarramenti erano in stato di avanzata costruzione e non fece che proporre il collegamento di essi con le difese, fronte ovest, del ciglione del massiccio del Grappa e con quelle progettate di sponda sinistra del Brenta.

Sul finire dell'estate del 1917, la grande strada del Grappa, compresa la diramazione fino a Col Bonato, la carreggiabile di Crespano, tutte le difese del ciglione verso il Brenta, gli sbarramenti della Valle, la chiusura dei canaloni e dei passaggi fino al Cismon, le difese supplementari a Col del Gallo, le batterie in caverna (tre batterie) a chiusura della conca di Primolano e le difese accessorie di Cima di Campo, erano ultimate e pure pronte per l'armamento erano anche ,come si dice le 42 batterie di medio calibro del Grappa. L'impianto idrico di sollevamento era ultimato e le teleferiche di media potenza funzionavano regolarmente.La teleferica di gran potenza di Crespano, nella primavera del 1917 era già in avanzata costruzione, quando d'ordine della Direzione generale dei lavori di difesa, si dovettero sospendere i lavori, rimandando alla Ditta fornitrice i materiali dell'impianto che erano già tutti giunti a più d'opera. Non rimasero, perciò, a Crespano che le due teleferiche secondarie sussidiate dalla carreggiabile a forte pendenza. Era stato iniziato anche il prolungamento della rotabile grande oltre la vetta del Grappa verso l'Osteria del Forcelletto per le comunicazioni tra il caposaldo principale e quello del Pertica e del Prassolan. Il tracciato di tale prolungamento era stato iniziato attraverso la falda volta ad Ovest e poi a Sud-Ovest della dorsale M. Grappa - M. Pertica e siccome la strada sarebbe riuscita in vita delle posizioni dell'Altopiano d'Asiago, ne furono sospesi i lavori ed il tracciato venne spostato sull'opposta falda della stessa dorsale, al coperto delle posizioni ora dette. I lavori di tale prolungamento erano poco avanzati alla data sopramenzionata.

Il giorno 7 ottobre 1917, S.E. Cadorna, accompagnato dal sottoscritto, visitava le posizioni ed i lavori del Grappa. Dopo aver esaminate le batterie, gli appostamenti, le chiusure dei canaloni che scendono al Brenta ed essersi spinto fino all'osservatorio di Col Bonato, nel pomeriggio volle raggiungere la vetta del Grappa per osservare, dal punto più alto, l'insieme delle posizioni e per prendere in esame, sul posto, il progetto di sistemazione di quel caposaldo.Giunti in vetta e lasciata l'automobile, S.E. percorse in tutti i sensi la vasta posizione; poi, fermatosi nel punto più alto, dopo esser rimasto un po' di tempo, con la carta topografica in mano, a contemplare il vasto panorama che la trasparenza sella magnifica giornata faceva risaltare in modo mirabile nei più minuti particolari, girato attorno lo sguardo e rivoltosi al sottoscritto così si espresse: “Stia bene attento; il Grappa deve riuscire imprendibile; deve essere fortissimo da ogni parte, non soltanto verso occidente; anzi mi raccomando la maggior cura nel sistemare in maniera la più robusta, anche la fronte rivolta a nord, perché se, quod Detis avertat ,dovesse capitare qualche guaio sull'Isonzo, è quì che verrò a piantarmi Guardi bene: laggiù l'Altopiano d'Asiago e le Mellette; quì il Grappa, a destra il Monfenera, poi il Montello e la Piave; in caso di disgrazia è questa la linea che occuperemo”. Tali parole, che rimasero scolpite in modo indelebile e precise nella memoria di chi scrive, apparivano in quel momento dette da S.E. per confermare la conclusione di un suo lungo e laborioso ragionamento interno, e con l'aria soddisfatta di chi,osservando sul posto il terreno, trova che le caratteristiche di questo rispondano con esattezza alla visione ed al ricordo che di esso era rimasto in mente , in seguito ad una visita fatta molti anni addietro. Visitati i lavori in caverna in corso di esecuzione del caposaldo ed approvati gli altri lavori da eseguirsi e il progetto generale del caposaldo, S.E. raccomandò di trar profitto delle buone giornate che si sarebbero avute prima dell'inverno e confermò le istruzioni già impartite circa gli altri capisaldi da sistemarsi soltanto in seguito di tempo o al momento del bisogno. Lodò i lavori della strada compiuti completamente in 10 mesi compresi 4 d'inverno, e l'impianto di sollevamento dell'acqua potabile ultimato pochi giorni prima. E dopo averne attinta ai rubinetti della vasca d'arrivo, ed averla assaggiata, fu ripresa in automobile la via del ritorno.

Riflettendo sui lavori fatti eseguire sul Tomba e sul Monfenera, a Cornuda, sul Montello ed attorno a Treviso nella primavera e nell'estate 1917, contemporaneamente cioè a quelli del Grappa, si scorge come nella mente di  S.E. Cadorna il disegno di ritirarsi, in caso di disastro, sulla linea Melette - Grappa - Montello - Piave si era già formato fino all'autunno del 1916 o alla primavera del 1917e che la visita del 7 ottobre da un punto, come era la vetta del Grappa, dal quale si poteva abbracciare l'intera linea, non aveva fatto che rafforzare e confermare la bontà di tale Suo concetto, che un mese dopo doveva nella sua più nuda crudezza attuarsi.

Al principio di ottobre 1917 i lavori del caposaldo del Grappa si riducevano allo spianamento sotto la vetta al quale metteva capo la grande strada camionabile ed all'inizio degli scavi di alcune gallerie apritesi su detto piazzale e che dovevano servire di accesso alle batterie in caverna. Vi funzionavano 6 gruppi perforatori diretti dal tenente del 2° Genio di M.T. Nisio sig. Francesco Saverio del distretto di Barletta. Inoltre con segnali ben visibili erano state  individuate sul terreno e sulle rocce, le cannoniere delle batterie in caverna, le postazioni per mitragliatrici, gli elementi di trincea, i reticolati ecc. Agli altri lavori attendeva il tenente di complemento del Genio Cravino Gian Luigi del 5°Reggimento, Distretto di Casale Monferrato. In complesso i lavori del caposaldo e della strada verso Osteria del Forcelletto lavoravano 350 operai.

Ai Colli Alti ve ne erano altri 70 con un Ufficiale che stavano ultimando le sistemazioni accessorie delle batterie. Durante tutto il mese di Ottobre i lavori sul Grappa continuarono alacremente. Il giorno 22 di detto mese, il sottoscritto insieme ad altri Ufficiali del Comando di Artiglieria delle Truppe Altipiani, si recò a scegliere delle posizioni e batterie in caverna alle falde di M. La Gusella, nella rocce segnate La Croce (carta al 25.000) destinate ad infilare verso monte la Valle del Brenta ed a fiancheggiare verso valle le difese di sponda sinistra del fiume e ciò in base agli ordini ed alle indicazioni impartite da S.E. Cadorna nella ricordata visita del 7 Ottobre.

In seguito agli avvenimenti dell'Isonzo, il Comando Supremo ordinava di effettuare d'urgenza il collegamento fra il robusto caposaldo delle Mellette (pure visitato da S.E. Cadorna accompagnato dal sottoscritto il 9 Ottobre) col massiccio del Grappa. Il relativo progetto venne tosto concretato dallo scrivente ed il 30 Ottobre esso veniva approvato dal Comando Truppe degli Altipiani. Tale collegamento, dalle pendici orientali di M. Tonderecar scendeva per Le Fratte al ciglione roccioso di sponda destra della Val Gadena, lo seguiva fino  ai roccioni orientali  Sasso Rosso, oltrepassava il Brenta alla Grottella e saliva fin contro le rocce Anzini ad Ovest di Col Caprile.

Il 27 Ottobre fu a Bassano, sede del Comando Truppe Altipiani il Sig.Generale Moris, Comandante del Genio della 4ª Armata per prendere accordi col sottoscritto circa il passaggio del Grappa dalle Truppe Altipiani alla 4ª Armata. Chi scrive non ricordasi in quell'occasione se sia stato compilato un verbale di consegna vero e proprio. Da appunti di taccuino risulta che furono ceduti alla 4ªArmata, insieme ai lavori, 4 Ufficiali del Genio, 420 operai, 6 gruppi perforatori, un rullo compressore, due teleferiche e due impianti idrici, che si trovavano sul Grappa. Il giorno dopo vennero aggiunti a tali elementi 50 soldati della 130 cp. z. e 50 muli delle salmerie che pure erano addetti ai lavori del Grappa. Può darsi che il verbale di consegna dei lavori sia stato compilato da un delegato della seconda Direzione di Zona delle Truppe Altipiani (Direttore il col Sartori cav. Pietro) e da un delegato del Comando Genio della 4ª Armata o della Direzione di Zona residente in Arsiè (XVIII Corpo d'Armata).-

Può anche essere accaduto che, credendosi coi lavori anche tutti gli attrezzi, i materiali e tutto il personale impiegato sui lavori del Grappa, non siasi ritenuta necessaria la combinazione del verbale.Infatti il lavoro mutava soltanto di dipendenza per quanto aveva tratto alla Direzione Generale di esso poiché restavano sul posto gli Ufficiali più particolarmente addetti ai lavori stessi; inoltre i rifornimenti di materiali, in seguito ad accordi presi continuarono ad effettuarsi dal magazzino Genio di Bassano che soltanto più tardi passò alla 4ª Armata. Chiarimenti in proposito potranno forse essere forniti dal Generale Brigadiere in P.A.S. a Firenze, Sartori cav. Pietro e dai due Ufficiali  più addietro menzionati. Ricerche potrebbero anche essere fatte fra i documenti del Comando Genio del VI Corpo d'Armata, del Comando Genio del XVIII Corpo d'Armata, della Direzione della II Zona delle Truppe Altipiani,divenuta poi VIII Direzione della 6ª Armata, ed infine fra i documenti del Comando Truppe Altipiani e Comando genio Truppe Altipiani. Il 2 Novembre venne compilato a Bassano un verbale in duplice copia dal sottoscritto e dal Sig.Generale Moris riflettente l'andamento attraverso il Brenta dello sbarramento della Grottella formante parte del collegamento fra le Mellette ed il Grappa. A detto verbale era annesso un piano d'insieme.

Al XX Corpo d'Armata, che dipendeva dal Comando Truppe Altipiani, veniva assegnata la difesa della valle del Brenta ed occupava anche il margine occidentale del massiccio  del Grappa collegandosi sulla destra con truppe della 4ª Armata. I  lavori dello sbarramento della Grottella e del collegamento fra le Mellette ed il Grappa, vennero subito iniziati e diretti in fondo valle personalmente dal sottoscritto. Contemporaneamente si organizzava un altro sbarramento avanzato a S. Martino, che fu presto perduto. Inoltre si rafforzarono opportunamente gli sbarramenti di Rivalta, di Carpanè e del Merlo e si chiuse la Val Frenzela. Un'altro sbarramento attraverso il Brenta venne iniziato alla altezza di Mignano; tale sbarramento era denominato di S. Giorgio e andava da Col Rainero (sinistra Brenta) fino a M. Caina (destra Brenta), dove si collegava con le linee dell'Altopiano.      

All'altezza di Solagna venne ricavato un altro sbarramento collegante M:Gusella (sinistra Brenta) col predetto caposaldo di M. Caina (destra Brenta).Infine un ultimo sbarramento venne iniziato da Pove (sinistra Brenta) dove con doppio fronte la linea risaliva ad allacciarsi anch'essa a M. Caina predetto. A ciò va aggiunta la testa di ponte di Bassano e la sistemazione difensiva della sponda destra del Brenta dallo sbarramento di Pove Fontaniva. La sistemazione difensiva della sponda sinistra del Brenta a valle di Bassano non venne più attuata dalle truppe dell'Altopiano, perché il pericolo maggiore è più prossimo non era più dato dallo sfondamento della linee degli Altipiani, ormai giunte ad un grado tale di robustezza da ritenerle sicure, come infatti si dimostrarono. Attraverso la Valle del Brenta si ebbero così 7 sbarramenti, non contando quello di S. Martino, subito perduto, e non tenendo conto della testa di ponte di Bassano. Di tali sbarramenti alla fine di Ottobre, due: quello di Valstagna e di Carpanè e quello del Merlo erano in piena efficienza; quello di Rivalta lo si stava completando e rafforzando; quello della Grottella era appena iniziato.

In novembre si intraprese la costruzione degli altri 3 sbarramenti e si proseguirono negli altri quei completamenti e quei rafforzamenti che simili opere sempre richiedono. Quando ai primi di Dicembre 1917 il Comando Truppe Altipiani si trasferì da Bassano a Breganze, anche i nuovi sbarramenti di S. Giorgio, Solagna e Pove e la testa di ponte di Bassano erano in via di ultimazione. Per poter effettuare i rifornimenti di viveri e materiali alle truppe del XX Corpo occupanti il ciglio occidentale del Grappa furono impiantate altre teleferiche, una fra Lanari sul Brenta e Colli Alti; un'altra fra Solagna e Nosellari, ed una terza che in valle di S. Felicita saliva a Col Campeggia. Una strada venne anche costruita sulla falda occidentale del ciglione fra Col Rainero e Col Moschin, per poter comunicare al coperto fra le posizioni occupate dalle truppe del XX Corpo. Inoltre si provvide al rifornimento dell'acqua alle truppe ora dette, mediante altri impianti di sollevamento.

Da quando precede sembra si possa concludere come i lavori eseguiti sul Grappa prima del 28 Ottobre 1917, non fossero di mole così modesta come appare indicato nella citata lettera dell'Ufficio storico. Eseguiti per tutt'altro fine, l'esistenza di essi permise, fino dal 7 Ottobre 1917, di rinforzare e far maturare, in forma precisa e definitiva, nella mente di S.E. Cadorna, la possibilità e la convenienza  di utilizzare il Grappa come caposaldo principale della nuova linea di difesa, dietro la quale in seguito ai disgraziati eventi di Caporetto, si raccolsero le forze della Nazione  per spiccare al momento opportuno, il grande volo vittorioso. Senza la grande strada del Grappa, senza gli altri impianti e le batterie col… pazientemente e silenziosamente sistemati nel periodo dalla fine  del 1916 all'autunno del 1917, la salda occupazione della nuova linea non sarebbe stata assolutamente possibile dopo Caporetto. Meravigliosi furono i lavori eseguiti sul Grappa dopo il 28 Ottobre 1917, ma giustizia vuole che non meno utili e tutt'altro che di e di importanza assai modesta, si debbono riconoscere anche quelli che prima di Caporetto furono col… voluti e fatti eseguire dalla previdente genialità del grande Capo[6].

2. La corrispondenza fra Dal Fabbro e i suoi ufficiali nel primo dopoguerra in merito alle difese del Grappa e il ruolo di Cadorna

L'accusa che Cadorna non avesse apprestato le difese sul Grappa continuò ad essere presente in scritti e libri per lungo tempo. Ancora oggi, quando si parla del Grappa, se ne parla solo per ricordare la resistenza e poi il nostro contrattacco finale. Ovvero il periodo di Diaz. Si cercò di dimenticare tutto ciò che era stato fatto prima, ad eccezione di Caporetto, piaga sempre aperta, che serviva a ricordare le colpe di Cadorna. L'avvento del fascismo non permise il raggiungimento della verità, perché molti generali, ufficiali ed autori di memoriali si iscrissero al partito e divennero degli intoccabili. Altri erano legati alla massoneria –finché questa non fu sciolta- o alla casa regnante. L’intenzione di tutti era reclamizzare la vittoria e la morale propagandistica ad essa legata, perciò le polemiche su cose passate non interessavano più. In quegli anni l’attenzione dell’opinione pubblica era rivolta alla querelle sulla “vittoria mutilata”: si riteneva che gli ex alleati inglesi, francesi e americani, alla conferenza di pace di Versailles, non mantenendo fede alle promesse fatte, avessero deliberatamente ignorato le giuste richieste dell’Italia riguardo le compensazioni territoriali. Di lì a poco il regime fascista fu assorbito da altre preoccupazioni: la seconda guerra mondiale, il suo andamento disastroso per le nostre armi portò nuovi interrogativi e nuove verità nascoste; in questo modo, tutte le questioni irrisolte sulla condotta italiana nella Grande Guerra passarono presto in secondo piano e caddero così nell’oblio.

Il gen. Dal Fabbro, responsabile dei lavori sul Grappa, non fu il solo a sottolineare la consistenza dei lavori ivi effettuati prima del ripiegamento; anche altri autorevoli personaggi portarono il loro contributo al ristabilimento della verità storica. Molti ex dipendenti, ufficiali, colleghi, dopo la guerra scrissero al gen. Dal Fabbro per avere ragguagli e delucidazioni sull'opera di difesa intrapresa sul Grappa prima della catastrofe di Caporetto. Alcuni invece scrissero per protestare perché sull'argomento si pubblicavano notizie false. E' stato dimostrato ampiamente che Cadorna  volle una linea difensiva arretrata, quasi presentisse lo sfondamento ad oriente.

Tale linea era stata caldeggiata anche dal generale Dal Fabbro a vari livelli. Dopo la ricognizione fatta assieme a Cadorna, Dal Fabbro si mise alacremente al lavoro ed approntò quei dispositivi di difesa, senza i quali, probabilmente, i nostri soldati non avrebbero potuto fermare l’avanzata degli austro-tedeschi e si sarebbero conseguentemente dovuti attestare sulla linea Mincio – Po, richiesta dagli alleati e da più parti anche in Italia. Ma re Vittorio Emanuele III, sapendo che la linea del Grappa era già in parte fortificata e quindi dava buone possibilità di resistenza, si oppose alla richiesta alleata di ripiegare sul Mincio. Con le difese e le strutture indispensabili per l'arroccamento già esistenti, l'esercito, come previsto, riuscì a fermarsi, attestarsi e bloccare l'avanzata nemica. Nonostante questo, come spesso accade nel nostro paese, quando una persona “esce di scena” tutto ciò che ha fatto viene dimenticato oppure criticato. Ciò accadde puntualmente in seguito alla destituzione di Cadorna: i lavori preventivi sul Grappa furono dimenticati e tutto il merito della vittoria fu attribuito al solo Diaz. Leggendo le lettere qui di seguito riportate -scelte fra quelle più significative inviate al gen. Dal Fabbro- si scopre però che già immediatamente dopo la conclusione del conflitto, in numerosi autorevoli personaggi era presente la convinzione che la realtà dei fatti avesse subito una grave manipolazione.

Il generale Mambretti scrisse da Bagni della Porretta già nell'agosto del '19 per avere delle delucidazioni: “Caro Dal Fabbro, non so se Ella sia tutt'ora in zona d'operazioni , ma in mancanza di migliore indirizzo dirigo così. Dalla relazione della C.I. appare come il gen. Cadorna rivendichi i provvedimenti per loro organizzazione difensiva del Grappa e, sul concetto, nulla da eccepire. Nelle applicazioni invece l'armata andò oltre, e di molto, dai termini diretti del C.S. circa la detta organizzazione, non solo, ma contrariamente alle intenzioni del C.S. che avrebbe voluto limitare la maggior parte dei lavori progettati alla fase iniziale dello studio, l'armata diede largo e pratico sviluppo all'insieme dei lavori stessi, talché, al momento dell'invasione austro-tedesca, la difesa del Grappa, sebbene concepita ed attuata con diversa ipotesi da quella compiutasi, valse a dar tempo e modo alle nostre truppe di resistere all'urto nemico. Orbene, a me servirebbe una lettera della 1ª Armata diretta al Comando del Genio con la quale si comunicava l'approvazione del C.S. del progetto dei lavori in discorso con le limitazioni, le modalità da farsi nel trovarli in atto. Qualora Ella ne conservasse traccia mi farebbe cosa sommamente grata inviandomela....Approfitto della circostanza per salutarLa caramente, memore dei tempi in cui collaboravamo assieme per la difesa  e la grandezza del nostro Paese[7].

Il 31  luglio del 1923 il tenente colonnello Tiraboschi da Brescia scriveva al gen.Dal Fabbro:

Gent.mo Sig. Generale, da ufficiale superiore incaricato si una conferenza mi sono state chieste notizie relative allo stato della organizzazione difensiva del massiccio del Grappa avanti la ritirata di Caporetto. Dai miei ricordi e dalle mie cognizioni personali in argomento ben poco ho potuto concludere, e mi permetto perciò di rivolgermi   Lei che mi risulta ebbe una alta giurisdizione in quella zona

1) Il Grappa faceva parte della linea difensiva ordinata dal C.S. nel '16\'17 (la cosiddetta linea gialla) oppure costituiva un nucleo di difesa a se stante e con quali obiettivi?

2) Prima della ritirata esistevano organizzazioni difensive, appostamenti per artiglierie, trincee, reticolati e approssimativamente in quali posizioni del massiccio e come dette difese erano orientate?

3) Potenzialità della grande teleferica costruita dalla Ditta C.T. e che venne montata solo all'ultimo giorno.

4) Prima della ritirata esistevano sul Grappa baraccamenti e serbatoi per l'acqua?

Le domando scusa sig.Generale del disturbo, e Le assicuro che mi sarei ben guardato dall'importunare se non fossi stato vivamente interessato da persona autorevole. Naturalmente Le assicuro della massima riservatezza di quanto sarà per comunicarmi e Le assicuro inoltre che non svelerà in nessun caso la fonte delle informazioni. ....[8]

Il gen. Dal Fabbro rispondeva il 3 agosto da Belluno:

Carissimo Tiraboschi, quanto mi chiede è accennato in modo sommario nel 2° volume pag. 250 e segg. nel libro di S.E. Cadorna “La guerra nella fronte italiana” e con maggiori particolari nel capitolo “La difesa del Grappa” pag.263 della recente pubblicazione del col.Gatti “Nel tempo della tormenta”. A quanto è indicato, specialmente nell'ultimo, delle due ora dette pubblicazioni, posso aggiungere quanto segue, in risposta alla richiesta da Lei fattami:

1)       Il Grappa  non faceva parte di alcuna linea gialla o rosa o verde - ma - la sua robusta sistemazione difensiva - ordinata da S.E. Cadorna alla fine del 1916 - doveva in origine collegarsi con le difese di Col del Gallo - Cima Campo - Conca Tesino e costituisce un notevole appoggio fortificato sul fronte della sistemazione difensiva dell'Altopiano di Asiago. Il rafforzamento del Grappa doveva venire completato con le difese di sponda sinistra del Brenta fino a Fontaniva e con quello di sponda destra dell'Astico fino a Bolzano Vicentino.Sfondata la sistemazione difensiva dell'Altopiano comprese le tre linee parallele di difese assestate sul ciglione meridionale dell'Altopiano, a mezza falda in contro pendenza e delle colline di Grumo il nemico avrebbe raggiunto bensì la pianura, ma si sarebbe trovato preso fra la linea dell'Astico le linee del Brenta appoggiata al Grappa ed alle difese di al Brenta e Cismon. E le truppe mobili dell'Armata di manovra dislocate tra  Cittadella e Vicenza.

2)       Prima di Caporetto e precisamente prima sul principio di  ottobre 1917 era già ultimata la grande strada che da Marostica sale per Col Campeggia alla Cima del Grappa e il ramo che giungeva fino a Col Bonato sopra l'abitato di Cismon. Il 7 Ottobre S.E. Cadorna giunse in automobile a Col Bonato e a   Cima Grappa. Inoltre erano già chiusi con reticolato, trinceramenti ed appostamenti per mitragliatrici tutti i canaloni ed i passaggi che dal fondo di Val Brenta salgono al massiccio del Grappa e collegata con tale difesa con quella di Col del Gallo e della conca di Primolano e con altre allo sbocco del Cismon nel Brenta. Alla data sopra indicata erano anche costruite 42 batterie di medio calibro complete con piazzole, riservette, magazzini da polvere, osservatori, ricoveri. Dette batterie avevano per obiettivi posizioni situate nell'Altopiano oltre il Brenta; posizioni situate sul fondo di Val Brenta e posizioni fronte nord e fronte est.  Vi erano in progetto e si stava iniziando la costruzione delle batterie in caverna presso la Gusella sopra Solagna con obiettivo il fiancheggiamento delle difese da sistemare lungo il Brenta fronte ovest. Le difese sul massiccio dovevano essere orientate ad ovest, a nord e ad est.

3)       La teleferica di gran potenza fra la Madonna del Covolo e Cima Grappa era stata iniziata nella primavera del '17 ed era già a buon punto (eseguite le fondazioni e le opere in muratura alla stazione di partenza e le fondazioni dei cavalletti; trasportati a piè d'opera tutti i materiali metallici ed i meccanismi ed iniziato il montaggio) quando la direzione generale lavori difesa (gen.Maglietta) ordinò la sospensione dei lavori della teleferica di gran potenza (perché secondo lui valevano meglio molte teleferiche portatili anziché una sola di gran potenza, ma evidentemente non conosceva il Grappa).-

Però per la costruzione della teleferica grande erano già state costruite alcune teleferiche di    media potenza dalla Madonna del Covolo a Cima Grappa che dovevano servire pel trasporto dei materiali della teleferica di gran potenza. Quest'ultima venne poi portata a compimento dalla 4ª Armata, non appena ultimata l’occupazione del Grappa nel novembre 1917.

4)       Prima di Caporetto esisteva sul Grappa il grande impianto di sollevamento d'acqua potabile proveniente dalla Valle di S. Liberale. In occasione della visita di S.E. Cadorna il 7 Ottobre fu inaugurato l’impianto bevendo un  bicchiere d'acqua attinta ai rubinetti delle cisterne di arrivo poste sotto la Madonnina”[9].

Nel 1928 da Rimini il prof. Ing. Sicca scriveva: “Ill. o  sig. generale, mi è giunta sott’occhio ed ho letto    attentamente un articolo a firma di Cesco Tommaselli sul numero 4  di aprile de “Le vie d'Italia” col titolo “La strada Cadorna su Grappa”. Ora dal contesto della descrizione appare omesso completamente ogni accenno a quella che fu, a mio parere, una delle opere più difficoltose dal lato tecnico e proficue militarmente, compiute dal Genio Militare, intendo cioè dire l'allargamento della primitiva strada portandola da 3\5  a 8 metri. Ella ricorda certamente in quali condizioni detto allargamento dovette eseguirsi: necessità di portare nel più breve tempo possibile la strada al massimo di efficienza senza interrompere in nessun modo l'incessante, indispensabile transito di truppe e veicoli di ogni genere.Eppure si trattava ad esempio del tratto di Valle S. Felicita al Campo Gusella, di lavorare in roccia a costituzione tutt'altro che favorevole (per la presenza di grossi massi di calcare intercalati a numerosi strati d'argilla) di far quindi brillare ogni notte, al lume delle torce, centinaia di mine con successivo immediato sgombero per riaprire il transito, ma soprattutto si trattava di lavorare con squadre scaglionate su ben quattro rami sovrapposti, da aggiungere la complicazione delle opere della manutenzione e, per vario tempo, sgombro della neve. Poiché Ella ha senza dubbio tutti gli elementi per fare cosa sicura ed esauriente, che, se non verro, già aggregato collaboratore della Rivista del Touring, non crede possa riuscire opportuno, anche al raggiungimento dello scopo cui l'autore del menzionato articolo mira, ovviare alla dimenticanza e mettere in rilievo anche questo particolare aspetto della storia del M. Grappa? Mi sono permesso di richiamare la Sua attenzione su quanto scrivo unicamente per l'ottimo ricordo, sempre in me vivo, dell'ufficio di Arsiè, il quale, pur attraverso cambiamenti di nome e di superiori diretti, mantenne costante, almeno in alcuni dei suoi componenti, la formazione iniziale e lo spirito di dipendenza, anche se non immediata da Lei. ...[10].

Il gen.Dal Fabbro così rispondeva al suo ex ufficiale: “....Quanto mi scrive l'ho veduto anch'io. Aggiungo che  qualche mese addietro la direzione de "Le vie d'Italia" mi chiese alcuni dati sulla strada del Grappa. Io risposi che i dati che io possedevo gli avevo già comunicati al col. Gatti il quale li riportò quasi integralmente nel suo libro "Nel tempo della tormenta" edizioni Mondadori. Tali dati consistevano in una memoria da me compilata – quando imperversava il bolscevismo e più aspre si facevano le lotte contro il gen. Cadorna.  Il generale aggiungeva che aveva mandato una memoria con tutti i dati di ciò che era stato fatto su ordine di Cadorna”. E continuava: “Quando si pensa, caro Sicca, a tutte le guerre subdole a tutti i mezzi impiegati per denigrare , per abbattere, per annullare ogni nostra gloria di guerra, quando si pensa che pure nell'ambiente militare vi è stato in quegli anni dal 1919 al 1922 una corsa sfrenata già buoni posti e che coloro che sdegnati di un simile stato di cose protestarono, si videro costretti a lasciare il servizio (ed io ne so qualcosa), quando si pensa che anche si pubblicò piani di carattere militare, e dei generali non si fecero scrupolo alcuno, per far risaltare l'opera loro, di dimenticare tutto il resto e di scrivere che sul Grappa nel Novembre 1917 non trovarono niente, quando si pensa a tutto ciò, si scorge che le lacune che Ella ben giustamente rileva nell'articolo de "Le vie d'Italia" sono ben poca cosa in confronto a tutto il resto....Finisco esprimendo l'avviso che non trovo opportuno un mio interessamento perché a quella data alla quale Ella accenna, il Grappa era già passato alla dipendenza della 4ª Armata ed i lavori di sistemazione ed allargamento della grande rotabile, non dipendevano più da me....[11].

Sempre nel '28 l'allora col. Nasci, comandante dell’8° reggimento Alpini da Udine scriveva: “Ill. mo Sig. Generale, In questi ultimi giorni, un gruppo di Ufficiali dell'Esercito svizzero, sono venuti in Italia per compiere visite nelle regioni più importanti del nostro fronte di guerra. Per ordine del Ministero ho inviato un Ufficiale Superiore ten. col. cav. Boffa, del mio reggimento, a far da guida ai predetti ufficiali nella zona del Grappa, dove tenne loro una conferenza di orientamento sulle azioni militari svoltesi in detta zona. Compiuto quanto sopra, il ten. col. di S.M. dell'esercito sopra citato, sig. Moccetti (venuto anch'egli in Italia) dalla Svizzera ha scritto al ten. col. Boffa per avere notizie d'indole tecnica sui lavori che il nostro Esercito ha compiuto per la sistemazione difensiva del Grappa. Tali notizie servirebbero all'Ufficiale svizzero,non solo a scopo di studio, ma anche per valorizzare e volgarizzare le gesta e il lavoro dell'Esercito Italiano. Accennerà in appresso quanto vorrebbe conoscere, con cortese urgenza, l'Ufficiale estero sopra menzionato.

Il ten. col. cav. Boffa mi ha rappresentato la questione segnalandomi la sua impossibilità di poter fornire le informazioni richieste. mi ha pregato quindi d'interessarmi, se possibile, presso persone competenti per poter accontentare il richiedente. Ho tentato di raccogliere notizie attraverso pubblicazioni varie, ma senza soddisfacenti risultati. Ho quindi pensato a Lei, Ill. mo Generale, che tanta ed importante parte ebbe nella direzione dei lavori difensivi del Grappa, sicuro che l'illuminato Suo intervento salverà, come suol dirsi, la situazione. Mi permetto quindi di rivolgermi alla Sua ben nota cortesia e pregarLa vivamente di volere benevolmente fornirmi quelle notizie ch'Ella crederà in relazione ai seguenti quesiti testualmente così posti dall'ufficiale svizzero:

a) Caposaldo del Grappa

b) Strada Cadorna:...

c) Batterie medio calibro:...

d) Teleferiche:....

e) Impianti di sollevamento d'acqua:...

f) Eventuali altri lavori:...”[12].

Molte furono le richieste di notizie, pochi le conoscevano, soprattutto non c'era interesse affinché si conoscessero. Si nascose, ad esempio, che Cadorna aveva iniziato a far costruire tutta una serie di opere difensive tra il Sile e l'Adige, in previsione di una campagna in pianura. Dopo la paura dell'offensiva nel Trentino, Cadorna diede impulso ai lavori sulla linea Montello - Piave. Ma l’attenzione di Cadorna si soffermò principalmente sul Grappa, di cui predispose la fortificazione. Tutti i generali avversari riconobbero a Cadorna il grande merito di aver rinforzato il Grappa, che proprio grazie a quelle difese rimase inespugnato. Da parte italiana, invece, si fece di tutto per dimostrare il contrario. In conclusione, mi sembra giusto riportare alcuni passi tratti da un’ opera di Luigi Albertini.

Il giornalista e scrittore, dopo aver denunciato questa sorta di congiura del silenzio operata dalle istituzioni riguardo ai meriti di Cadorna sul conseguimento della vittoria finale, ricordò che il raggiungimento della verità avvenne grazie a una “Memoria” scritta dal gen. Dal Fabbro, progettista e artefice materiale dei lavori. Dopo averla ricordata nei suoi punti essenziali, concludeva: “Questa la verità. Indubbio che mancavano ancora sul monte trincee, reticolati, ricoveri, camminamenti, caverne, e quanto poteva servire per far combattere le fanterie al riparo; ma innegabile il grande valore delle opere eseguite, ai fini, sia della difesa immediata, sia della costruzione di ulteriori fortificazioni , cui si poteva porre subito mano, giacché il grande attacco austro tedesco cominciò solo il 14 novembre. Né di più rivendica a sé il generale Cadorna quando insiste sul fatto ovvio, che, soprattutto le strade ed i serbatoi d'acqua, permisero di trasportare e mantenere sul massiccio le numerose truppe necessarie a difenderlo e ad assicurare loro armi e munizioni, senza di che "sarebbe caduto ed avrebbe trascinato nella sua caduta l'intera linea del Piave". Con quali conseguenze Dio lo sa”[13].

Ringrazio per la gentile collaborazione, il prof. Dal Fabbro, nipote del generale Antonio Dal Fabbro.

 

             


 

[1] N. Labanca, Caporetto. Storia di una disfatta, Firenze, Giunti, 1997; G. Rochat, L’inchiesta su Caporetto e la lotta politica nel 1919, in Il Movimento di Liberazione, n. 85, Milano, 1966; A. Ungari, Le inchieste su Caporetto: uno scandalo italiano, in Nuova Storia Contemporanea, n. 2, Luni Editrice, Roma, 1999, pp. 37 – 80. 

[2] Antonio Dal Fabbro (Milano 1866 – Belluno 1929), sottotenente del genio venne promosso tenente nel 1888 e l’anno successivo assegnato al 4° reggimenti genio pontieri e trasferito nel 1893 alla direzione del genio di Verona. Prese parte alla campagna d’Africa, rimpatriato venne destinato alla direzione del genio di Messina ove progetto e diresse la costruzione del Santuario di Antemare e la strada Peloritana. Nel 1900 ritornò al 4° genio pontieri e nel 1901 venne promosso capitano a scelta per esami. Nel 1903 venne destinato all’Ispettorato generale del genio e poi alla sottodirezioni di Udine e Belluno dove dal 1905 fino allo scoppio della 1ª guerra mondiale diresse la costruzione dei forti Cima Campo, Cima Lan e Lisser e delle difese campali nella val Brenta – Cismon; nel 1910 venne promosso maggiore a scelta per meriti eccezionali e tenente colonnello nel 1914. Allo scoppio delle ostilità fu comandante del genio della Fortezza Brenta – Cismon e poi della 15ª divisione. Nel settembre 1915 divenne comandante del genio del V° corpo d’armata e venne promosso colonnello. Nel marzo 1916 fu trasferito in qualità di comandante del XVIII° corpo d’armata, nel giugno successivo divenne il comandante del genio del Comando Truppe Altipiano (C.T.A.) e poi della 6ª armata dove rimase fino al marzo 1918.  Nel luglio 1917 venne promosso colonnello brigadiere. Nel marzo 1918 venne trasferito al comando generale del genio in qualità di capo del 1° ufficio lavori dove rimase anche dopo la fine della guerra per assolvere il compito della ricostruzione dei territori bellunesi.

Promosso generale di divisione nella riserva nel 1927, morì nel 1929.   

[3] C. Assum, La prima difesa del Grappa, Gobetti, Torino, 1924.

[4] A. Baldini, Con La 4ª armata alla prima difesa del Grappa, Roma, 1934.  

[5] M. Beccherle, P. Pozzato, Quell’ultimo monte. La prima difesa del Grappa  e Bassano 1915/1917, Itinera Progetti, Bassano, 2002.

[6] Archivio Dal Fabbro (A.D.F.), memoria sui lavori difensivi eseguiti sul Grappa prima di Caporetto, Belluno. 20 luglio 1922.

[7] A.D.F., lettera del generale Mambretti al generale Dal Fabbro, Bagni della Porretta, 23 agosto 1919. 

[8] A.D.F, lettera del colonnello Tiraboschi al generale Dal Fabbro, Brescia,

[9] A.D.F., lettera del generale Dal Fabbro al colonnello Tiraboschi, Belluno, 3 agosto 1923. 

[10] A.D.F., lettera dell’ing. Sicca al generale Dal Fabbro, Rimini, 5 aprile 1926.

[11] A.D.F., lettera del generale Dal Fabbro all’ing. Sicca, Belluno, 13 aprile 1926.

[12] A.D.F, lettera del colonnello Nasci al generale Dal Fabbro, Udine, 6 giugno 1928.

[13] L. Albertini, Venti anni di vita politica, vol. 3, parte 2ª Zanichelli, Bologna, 1953, p. 55.