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SANT'  ANDREA

Rassegna stampa dedicata

 

La nave d'oro del Doge per i re e per la Sensa
la Nuova di Venezia — 06 luglio 2003 pagina 40 sezione: SPETTACOLO

Quali sono origine e storia del Bucintoro, splendido naviglio e assoluto protagonista della Festa della Sensa? La prima teoria etimologica è basata su documenti del 1293, e propone la derivazione del nome da una nave costruita in Arsenale: il “Navilium Duecentorum Hominum”, poiché tra maestri, capi voga e rematori erano appunto in 200; altra ipotesi si rifà a Virgilio che menziona la nave, Centaurus, usata nei giochi funebri celebrati da Enea per onorare la morte del padre: essendo l’imbarcazione veneziana lunga il doppio, ecco allora Bucentaurus. Il nome potrebbe anche derivare da burchio o burcio in oro per i meravigliosi addobbi che lo arricchivano. Sicuramente il primo Bucintoro era una semplice galea scelta tra la flotta militare dello “Stato de Mar”, ma con l’accrescere della potenza della Serenissima, nasceva l’esigenza di dar maggior fasto al Doge. Con ogni probabilità il primo Bucintoro risale al 1311, seguito da una nuova costruzione del 1526 impreziosita da decorazioni lignee; il terzo costò 70.000 ducati e venne inaugurato nel giorno della Sensa del 10 maggio 1606, per poi arrivare al quarto ed ultimo Bucintoro completato nel 1729. Simili fra loro, gli ultimi tre navigli avevano queste caratteristiche: 35 metri di lunghezza, 7,5 di larghezza e 8 di altezza; era governato da 3 ammiragli con 40 marinai e 168 vogatori, disposti a 4 su remo per i complessivi 42 della nave. Era diviso in due piani: inferiore per i rematori e superiore per i passeggeri. Il piano superiore era inoltre coperto da un baldacchino, formando così una grande sala rivestita di velluto rosso con 90 seggi e 48 finestre protette da cristalli e tendine di seta. A poppa sedeva il Doge sul trono dogale adornato da due teste di leone e da due tondi con le storie di Ercole; a prua una scultura raffigurante la Giustizia. Il Bucintoro era l’imbarcazione del Doge, che se però voleva usarla per scopi personali doveva accollarsene le spese: così dettava una legge del 1401. Il suo uso era infatti riservato solo ad occasioni eccezionali, come ricevere personaggi importanti, per l’entrata del neo-eletto Doge a Palazzo Ducale e, chiaramente, per la festa della Sensa. In quel giorno infatti il Bucintoro, seguito da un corteo acqueo affollato di imbarcazioni di ogni tipo con tutti i veneziani stretti attorno, da Piazza San Marco arrivava all’altezza del Forte di Sant’Andrea, il Doge quindi gettava in acqua un prezioso anello d’oro pronunciando la secolare formula: «Noi ti sposiamo, o mare, in segno di vero e perpetuo dominio». L’ultima uscita del Bucintoro risale alla festa della Sensa del 1796. Dopo la caduta della Serenissima Repubblica, il 9 gennaio 1798 i soldati napoleonici ridussero a piccoli pezzi tutti gli splendidi intagli e quanto c’era di dorature, portarono il tutto all’isola di San Giorgio Maggiore e dettero fuoco per ricavarne l’oro. Il triste falò durò tre interi giorni, sotto gli occhi esterrefatti dei veneziani.

Un'opera a volo di gabbiano
la Nuova di Venezia — 16 settembre 2003 pagina 16 sezione: CRONACA

VENEZIA. Un porticciolo ad «ali di gabbiano», lungo i 580 metri della banchina storica di San Nicolò, di fronte a Forte Sant’Andrea. L’ha progettato l’Iuav su incarico della Camera di commercio e dell’Assonautica, che nei prossimi giorni - per passare dalle simulazioni al computer alla realtà - costituiranno la Assonautica Servizi Spa. Ieri, nell’ambito della firma del protocollo d’intesa per il rilancio del Nicelli, il presidente della Ccia Massimo Albonetti ha presentato anche il piano per il nuovo, attesissimo porticciolo. «Il progetto dell’Iuav», spiega, «prevede la realizzazione degli ormeggi lungo due ali galleggianti, ancorate al fondale. In questo modo, l’intervento sarà totalmente reversibile, molto meno impattante per le abitazioni fronte riva. Si tratterà di un porticciolo in grado di ospitare dalle 100 alle 150 imbarcazioni (a seconda della loro misura), lunghe fino ad un massimo di 18 metri». I bacini si allargheranno su un’area di 25 mila metri quadrati, con una profondità variabile tra i 5 e i 10 metri, il che comporterà lo scavo di 15 mila metri cubi di sedimenti. Ora il piano dovrà iniziare l’iter per le necessarie autorizzazioni. Al momento, perciò, i soci non si sbilanciano con date d’inaugurazione. (r.d.r.)

S. Nicolò, il rilancio dell'isola
la Nuova di Venezia — 04 marzo 2004 pagina 17 sezione: CRONACA

LIDO. Aeroporto Nicelli, Caserma Pepe, Tiro a Segno, Forte Sant Andrea, porticciolo turistico alla bocca di porto; sono questi i punti cardine del nuovo Piano Direttore per il Lido Nord che l’assessore Roberto D’Agostino ha presentato alcuni giorni fa. Un piano per il rilancio di una delle zone attualmente più degradate dell’isola. Un programma di riferimento che dopo l’esame da parte dei titolari degli immobili, la Marina Militare, l’Enac e il Magistrato alle Acque passerà al vaglio del Consiglio Comunale prima dell’inizio effettivo dei lavori per quel rilancio turistico e culturale del Lido che tutti gli abitanti aspettano. Punto di partenza di questo rilancio attorno al quale ruoteranno tutte le altre possibili realizzazioni, è l’aeroporto Nicelli. A novembre, in corrispondenza con la convention della Nato, infatti l’aeroscalo rinnovato e ampliato dovrebbe essere operativo dando l’avvio a una vasta opera di riqualificazione delle altre strutture come il complesso di aree ricettive connesse all’aeroscalo previste presso la spiaggia libera tra la Venezia Spiagge e la Marina. Ma non solo. «L’idea - spiega infatti l’assessore D’Agostino - è quella di trovare per tutte le strutture di San Nicolò un’adeguata destinazione d’uso, conforme alla loro importanza, e in qualche modo correlata alle altre. Sulla scia di questo indirizzo la creazione di un porticciolo turistico sulla Riviera San Nicolò, già proposto da Assonautica, che diverrebbe un appoggio navale allo scalo aereo». Proposte sono già al vaglio poi anche per la Caserma Pepe che, commenta l’assessore, «non avrà destinazione alberghiera vista la sua importanza storica, ma potrebbe diventare un appoggio all’attuale centro del Master Europeo di San Nicolò». Altri immobili come il Forte di Sant’ Andrea che singolarmente non sarebbero recuperabili, inseriti in un contesto generale di utilizzo assumono un interesse eccezionale in grado di convogliare investimenti. «Ora la mia proposta - spiega l’assessore - verrà valutata dalla varie realtà titolari, ci saranno le loro correzioni e le loro aggiunte. Alla fine di questa fase verrà stilato il Piano definitivo che sarà presentato in Consiglio. Entro un mese questa operazione dovrebbe essere completata». - Simone Donaggio

Arsenale, primo sì per il museo del mare
la Nuova di Venezia — 06 giugno 2004 pagina 01 sezione: PRIMA

VENEZIA. Sì al nuovo museo del mare all’Arsenale - voluto dalla Marina -, purché si sostenga dal punto di vista economico e gestionale. Altrimenti, occorrerà ripensarne spazi e funzioni. A parlare è l’ingegner Ettore Cammarata, direttore regionale dell’Agenzia del Demanio che - Tremonti docet - ha ora il compito di far rendere i “contenitori” statali presenti anche in laguna. Per la Punta della Dogana, dove il Comune ha proposto di realizzare un doppio museo, il Demanio attende, per decidere, un piano di fattibilità. Destinazione turistica per forte e idroscalo di Sant’Andrea, se i militari accetteranno la dismissione.

«Museo del mare all'Arsenale? Solo se rende»
la Nuova di Venezia — 06 giugno 2004 pagina 13 sezione: CRONACA

VENEZIA. Sì al nuovo museo del mare all’Arsenale, purché si sostenga dal punto di vista economico e gestionale. Altrimenti, occorrerà ripensarne spazi e funzioni. A parlare è l’ingegner Ettore Cammarata, direttore regionale dell’Agenzia del Demanio che - Tremonti docet - ha ora il compito di far rendere i «contenitori» statali presenti anche in laguna. L’Arsenale è il principale di essi, ma anche la Punta della Dogana e il Forte di Sant’Andrea sono spazi che presto si apriranno a nuovi usi e destinazioni. Ingegner Cammarata, cosa pensa del museo del mare che la Marina vuole realizzare all’Arsenale? «Noi, con la società Venezia Arsenale spa - mista tra Comune e Demanio - controlliamo l’Arsenale nord. Il museo del mare è nell’Arsenale sud, che è comunque di proprietà demaniale - è bene precisarlo - ma è in uso alla Marina, fino a quando essa continuerà a farne un uso attivo. L’idea del museo del mare è affascinante, ma c’è qualche dubbio sulla sua resa economica. Per questo serve un piano di fattibilità». Ve ne occuperete voi? «Il soggetto promotore è la Marina, con il suo Comitato creato a questo scopo. Noi ci siamo offerti di collaborare alla stesura del piano, perché non basta immaginare che il museo sarà bellissimo, bisogna valutarne anche costi e benefici e, su questa base, deciderne le dimensioni. Non sono più tempi di investimenti a fondo perduto». E l’Arsenale nord? «Qui abbiamo piena capacità di pianificazione e, tra pochi giorni, l’assemblea dei soci presenterà il piano di lavoro per il 2004, che si muoverà secondo le direttrici già indicate della cantieristica, della ricerca, dell’area espositiva e di attività diverse. Pianificheremo anche un sistema di concessioni di tipo quasi condominiale, con un canone d’affitto che varierà mano a mano che procede l’urbanizzazione di tutta l’area». Parliamo della Punta della Dogana. Il Comune ha presentato la sua proposta per creare qui un museo della scultura e un “museo dei musei”, con collegamenti multimediali con altre raccolte sparse in tutto il mondo. L’idea vi piace? «La Direzione Generale la sta esaminando, ma per ora è solo un’idea. Per valutare il progetto, serve un vero piano di fattibilità, che ancora aspettiamo dal Comune. Vorremmo inoltre che nei quattromila metri quadri della Punta venissero ospitate non solo attività museali tradizionali, ma anche spazi per attività di laboratorio e sperimentazione, per farne realmente qualcosa di diverso. Sarebbe anzi opportuno che il Comune fosse affiancato da una fondazione o da altri soggetti con cui possa operare in partnership». Ci sono altri «contenitori» su cui state lavorando? «Sì, l’isola di Sant’Andrea e l’idroscalo. Per il forte di Sant’Andrea e le casermette adiacente, la Regione ha già fatto elaborare da uno studio di progettazione il piano per un riuso da a fini turistici. Da parte sua, il Comune vorrebbe indire una conferenza di servizi per il riuso dell’idroscalo, per farne un porticciolo turistico. Ma quell’area non è ancora demaniale, ma sotto il controllo militare. Si tratta ora di caoire se i militari sono disposti a lasciarla o a permutarla con altra area in terraferma. E’ chiaro che forte di Sant’Andrea e idroscalo debbono essere inseriti in un unico progetto di recupero dell’area». - Enrico Tantucci

Strutture militari e porticciolo La giunta vara il piano direttore
la Nuova di Venezia — 25 giugno 2004 pagina 22 sezione: CRONACA

LIDO. Via libera dalla Giunta comunale al Piano direttore per l’area di San Nicolò di Lido proposto dall’assessore alla Pianificazione strategica Roberto D’Agostino. Il Piano, predisposto in sintonia tra Marina militare, Comune, Demanio e società dell’aeroporto Nicelli fornisce indicazioni sulla riqualificazione della zona partendo da tre obiettivi: tutela e valorizzazione della risorse naturali, recupero delle preesistenze storiche e insediamento di nuove funzioni. Nel Piano anche la creazione di un nuovo porticciolo turistico per l’isola, sulla Riviera San Nicolò, già proposto da Assonautica, che diverrebbe un appoggio navale allo scalo aereo. La Caserma Pepe potrebbe diventare una naturale espansione del Master Europeo di San Nicolò sul tema dei diritti umani. Anche il Forte di sant’Andrea rientrerebbe nella strategia complessiva. Un progetto a più facce che vuole contribuire a rilanciare questa parte dell’isola con una precisa destinazione di tipo turistico. Il Forte Ridotto austriaco, presente nell’area, ora in grave degrado, potrebbe essere destinato in parte a centro civico e centro del parco archeologico delle fortificazioni lagunare e in parte a destinazione di residence e albergo. Anche il Forte di sant’Andrea rientrerebbe nella strategia complessiva. Un progetto a più facce che vuole contribuire a rilanciare questa parte dell’isola con una precisa destinazione di tipo turistico.

Piano S. Nicolò, parola alla Municipalità
la Nuova di Venezia — 11 ottobre 2004 pagina 10 sezione: CRONACA

Un intero consiglio di Municipalità dedicato al piano direttore per l’area Nord dell’isola, il progetto di riqualificazione del settore di San Nicolò ideato dall’assessore Roberto D’Agostino. Solo una breve parentesi sarà infatti dedicata dal parlamentino locale alla risposta ad alcune interrogazioni inoltrate dal gruppo di An e alla presentazione della consulta per la sanità. La seduta non si terrà però come di consueto a Palazzo Pretorio ma direttamente sul posto, a San Nicolò negli ambienti del convento, alla presenza dello stesso assessore D’Agostino. E’ stato questo l’esito della conferenza capigruppo che si è tenuta a Palazzo Pretorio martedì sera per fissare gli ordini del giorno da discutere nella seduta di oggi alle 18. Ma che il voto espresso dai membri del parlamentino locale sarà favorevole al disegno è tutt’altro che scontato, nonostante infatti la bilancia al momento pare pendere per il si è possibile che quello di oggi si trasformi in un voto di misura. Non sono infatti bastate due sedute della commissione lavori pubblici per mettere d’accordo sui vari aspetti del piano i membri della Municipalità, tanto da costringere il coordinatore Maurizio Pozzobon a licenziare il progetto nonostante le perplessità espresse da Verdi, Rifondazione e soprattutto da An che sul documento minaccia battaglia. Schieramenti polemici soprattutto a proposito della darsena che dovrebbe sorgere davanti al forte di Sant’Andrea. Rimangono comunque ancora alcuni giorni a disposizione di maggioranza e opposizione per cercare una convergenza sulla valutazione del piano. «Spero che i vari consiglieri» commenta Maurizio Pozzobon DS, «si rendano conto che il parere da dare sarà su di un piano d’insieme e non esclusivamente sulla darsena. Un progetto di riqualificazione di grande importanza che merita l’appoggio di tutti». (Simone Donaggio)

Il Forte di Sant'Andrea nei piani del Comune
la Nuova di Venezia — 16 ottobre 2004 pagina 18 sezione: CRONACA

Il Comune è pronto ad acquisire in concessione dal Demanio il Forte di Sant’Andrea. Lo comunica l’assessore al Patrimonio Giorgio Orsoni, rispondendo a un’interrogazione del consigliere comunale dei Comunisti Italiani Renato Darsiè e confermando che la pratica per l’acquisizione - per un periodi di 99 anni - è stata avviata, pur non mancando le difficoltà. Darsiè chiede in particolare che il Forte di Sant’Andrea, come quello di San Felice di Chioggia, sia gestito in collaborazione con la Regione, che ha già fatto elaborare da uno studio di progettazione il piano per un riuso da a fini turistici e che vengfa gestito da associazioni come l’Archeoclub d’Italia, la Lega Ambiente e il Comitato Certosa che in questi anni si sono attivate per il recupero del complesso. Secondo le intenzioni dell’Agenzia per il Demanio, Forte di - espresse di recente - Sant’Andrea e idroscalo debbono essere inseriti in un unico progetto di recupero dell’area, pensando anche alla possibilità di far nascere un centro produttivo legato alla nautica da diporto e alle attività legate al mare. Il Forte di Sant’Andrea ha già avuto in passato interventi di consolidamento statico e di restauro, per cui potrebbe già essere utilizzato per attività istituzionali, come visite guidate, spettacoli e celebrazioni, ma mancando una tutela attiva - come ricorda anche Darsiè nelle sue celebrazioni - si stanno, intanto, verificando atti vandalici che rischiano di compromettere un complesso appena riportato sotto tutela. (e.t.)

Piano direttore, altro passo in avanti
la Nuova di Venezia — 03 novembre 2004 pagina 18 sezione: CRONACA

LIDO. Via libera anche dalla Commissione Consiliare Urbanistica al Piano Direttore del Comune per il Lido Nord, intorno a San Nicolò, che ora approderà in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Recupero dell’aeroporto Nicelli, caserma Pepe, Tiro a Segno, forte Sant’Andrea, porticciolo turistico alla bocca di porto: sono questi i punti cardine del Piano illustrato ieri dall’assessore alla Pianificazione Strategica Roberto D’Agostino. Punto di partenza di questo rilancio attorno al quale ruoteranno tutte le altre possibili realizzazioni, è l’aeroporto Nicelli che presto, rinnovato e ampliato dovrebbe essere operativo dando l’avvio a una vasta opera di riqualificazione delle altre strutture come il complesso di aree ricettive connesse all’aeroscalo previste presso la spiaggia libera tra la Venezia Spiagge e la Marina. Sulla scia di questo indirizzo la creazione di un porticciolo turistico sulla Riviera San Nicolò, già proposto da Assonautica, che diverrebbe un appoggio navale allo scalo aereo. Proposte sono già al vaglio poi anche per la Caserma Pepe che non avrà destinazione alberghiera vista la sua importanza storica, ma potrebbe diventare un appoggio all’attuale centro del Master Europeo di San Nicolò. Altri immobili come il Forte di Sant’ Andrea che singolarmente non sarebbero recuperabili, inseriti in un contesto generale di utilizzo assumono un interesse eccezionale in grado di convogliare investimenti. Qualche perplessità è emersa in Commissione soprattutto per quanto riguarda l’edificazione della darsena, soprattutto - come già emerso nell’esame al Piano operato dalla Municipalità del Lido - perché non si sa che tipo di imbarcazioni saranno ospitate e quali strutture accessorie richiederanno. Per quanto riguarda il Forte di Sant’Andrea, c’è da ricordare che il Comune ha già avviato le pratiche per la sua acquisizione dal demanio per un periodo di 99 anni, con l’idea di impostarvi un centro produttivo legato alla nautica da diporto e alle attività legate al mare, con possibili usi anche di tipo turistico. Dal Piano Direttore del Lido Nord resta fuori l’ex Ospedale al Mare per il quale l’Asl e il Comune stanno lavorando alla creazione di una società mista che lo recuperi a usi polifunzionali. (e.t.)

Giovanna d'Arco al forte
la Nuova di Venezia — 25 giugno 2005 pagina 49 sezione: SPETTACOLO

VENEZIA. Dal Castello di Serravalle al Forte di Sant’Andrea. «Giovanna D’Arco», il fortunato romanzo popolare in versi di Maria Luisa Spaziani andato in scena la scorsa estate con Gaia Aprea unica protagonista nella cornice del castello che sovrasta Vittorio Veneto, approda nella laguna di Venezia. Dal 16 al 29 luglio sarà proposto nel Forte restaurato di Sant’Andrea, nell’isola omonima, per secoli uno dei due presidi a difesa della città lagunare nel punto in cui era forse più vulnerabile, la bocca di porto del Lido. «Appartiene un po’ alla mia storia di uomo di spettacolo la riscoperta di luoghi in cui ambientare allestimenti pensati in funzione di specifiche realtà - esordisce Luca De Fusco, direttore del Teatro Stabile del Veneto, produttore dello spettacolo assieme a HelloVenezia/Vela e Actv, l’azienda di trasporto pubblico lagunare, nonché regista di “Giovanna d’Arco” - Ormai parecchi anni fa ideai per l’entroterra napoletano il festival delle ville vesuviane, più recentemente ho ambientato uno spettacolo anche nel castello Barbarossa a Capri. Ma il “Progetto Giovanna al Forte” si presentava di tutt’altro che facile realizzazione: lo spazio, restaurato dal Consorzio Venezia Nuova, non è mai stato aperto al pubblico e potrà essere visitato per la prima volta in occasione di queste repliche». Le difficoltà logistiche hanno potuto essere superate grazie alla disponibilità dell’ingegner Ettore Cammarata, direttore dell’Agenzia del Demanio del Veneto, che ha consentito l’utilizzo dello spazio per questa finalità, e di Hello Venezia/Vela che ha predisposto i servizi da Piazzale Roma all’isola e viceversa, inserendo nel programma anche la visita guidata del Forte. Per informazioni HelloVenezia 041.24.24 o consultare il sito www.hellovenezia.it Si apre la sera del Redentore, con «Giovanna d’Arco» nel contesto della grande festa di popolo dell’estate veneziana, e si prosegue alternando repliche serali (ore 21) e preserali (ore 19) sino al 29 luglio. Al massimo una sessantina gli spettatori ammessi a ciascuna messa in scena all’insegna di un vero e proprio “teatro di narrazione”. - Giuseppe Barbanti

Caltagirone pensa all'ex Ospedale
la Nuova di Venezia — 23 settembre 2005 pagina 18 sezione: CRONACA

LIDO. Dopo il Molino Stucky, l’ex Ospedale al Mare e l’Idroscalo di Sant’Andrea: il primo per realizzarvi, tra l’altro, un albergo a cinque stelle con annesso centro di talassoterapia; il secondo per realizzarvi una darsena turistica, come sarebbe anche volontà del Comune. Sarebbero questi in primo luogo i nuovi progetti su Venezia a cui sarebbe interessato Francesco Bellavista Caltagirone, al di là del recupero del complesso neogotico della Giudecca come hotel e centro congressi e della possibilità eventuale di collegarlo alla Giudecca coin un tunnel. «Posso anticipare - aveva dichiarato al nostro giornale pochi giorni fa che stiamo valutando un ulteriore intervento di recupero a Venezia, paragonabile per volume di investimento allo Stucky». Per quanto riguarda l’ex Ospedale al mare, l’Asl 12 - d’intesa con il Comune - ha intenzione di bandire una gara d’appalto pubblica per affidare in project financing il recupero dell’ex complesso ospedaliero. Nei prossimi giorni Padoan si incontrerà con l’assessore alla Pianificazione strategica Laura Fincato e con quello all’Urbanistica Gianfranco Vecchiato, proprio per precisare gli obiettivi che andranno indicati nel bando per il recupero dell’ex Ospedale al Mare. A gestire la partita sarà comunque Lido Sanità srl, la società recentemente creata dall’Asl 12 con il Comune, per il recupero e la valorizzazione del polo ospedaliero lidense, in larga parte oggi dismesso. Le proposte da privati o altri enti per il riutilizzo di parte dell’ex Ospedale al Mare non mancano e sono soprattutto di carattere turistico. Nelle intenzioni comuni di Asl e Ca’ Farsetti c’è comunque quella di creare un albergo di lusso, per un turismo di qualità, collegato con l’atteso sviluppo, sempre a fini turistici, dell’aeroporto Nicelli e di un porticciolo. Tutti elementi che sarebbero di notevole interesse per Caltagirone, che si è già detto «molto interessato a allestire un porto turistico in laguna, individuando con le autorità competenti un sito adatto dal punto di vista logistico, avendo la massima cura nell’elaborare un progetto rispettoso del contesto ecologico». Discorso più semplice sarebbe invece quello per Sant’Andrea. Il Comune si è già detto interessato ad acquisire in concessione dal Demanio il Forte di Sant’Andrea. Secondo le intenzioni dell’Agenzia per il Demanio, Forte di Sant’Andrea e vicino idroscalo debbono essere inseriti in un unico progetto di recupero dell’area. L’Idroscalo di Sant’Andrea interessa anche al Comune per un porticciolo, che non avrebbe bisogno di alcun intervento «pesante». Caltagirone sarebbe interessato a inserirsi nell’operazione, in pieno accordo con l’Amministrazione, come è già avvenuto nel caso dell’operazione al Molino Stucky, avviata proprio con Cacciari.

La Fiera e un grande albergo all'Arsenale
la Nuova di Venezia — 15 ottobre 2005 pagina 17 sezione: CRONACA

Polo produttivo e deposito del Mose, museo del mare e centro di ricerca. Con un nuovo albergo da 300 posti e una casa dello studente, la Fiera e la Biennale. Un Arsenale multiforme che dovrà autofinanziarsi trovando soggetti imprenditoriali «seri e con molto denaro in tasca». Dopo decenni di studi e progetti, l’Arsenale volta pagina. Da due giorni è attiva la nuova società presieduta da Roberto D’Agostino. 64 anni, un record di presenza in giunta come assessore all’Urbanistica (tredici anni consecutivi), uno studio di architetto e molti contatti che contano. D’Agostino è stato indicato dal Demanio (proprietario del 51 per cento della Spa) e avrà in Consiglio anche Roberto Cecchi, ex soprintendente e Francesco Giavazzi, economista e docente della Bocconi. Una società che avrà grandi margini di manovra sul’uso di tutti i beni demaniali della città. Una svolta per il futuro dell’Arsenale. «Non solo dell’Arsenale. La società avrà competenza su Sant’Andrea e l’Idroscalo, la caserma Pepe e la Punta delle Dogana, il Forte del Lido. E su tutti i beni che il Comune deciderà di mettere in contratti di servizio». C’è chi ha parlato di mani sulla città dei grandi gruppi finanziari. Il patrimonio dello Stato rischia la svendita? «Qualunque decisione dovrà essere presa all’unanimità dalla società». I consiglieri sono solo tre, non sarà difficile. «Ma le scelte dovranno essere condivise. Sui possibili usi impropri ci sarà un controllo politico e culturale oltre che amministrativo. Non dimentichiamo che esiste un Piano particolareggiato, approvato dal Consiglio comunale, che va rispettato». Un piano che porta la sua firma, come il Piano regolatore generale. «Non è il Piano D’Agostino, è stato approvato da tutti. E il Piano direttore per la prima volta prevede cosa fare nei capannoni metro per metro». La nuova società arriva quando il Demanio ha già concesso per 19 anni una parte dell’area al Consorzio Venezia Nuova. «Diciamo che forse non era il caso di farlo proprio la mattina del Comitatone. Ma è bene ricordare che lì il Consorzio c’era già, con Tethis e Palomar. E che la destinazione dell’area nord era cantieristica e attività produttive». In quell’area la Spa non avrà giurisdizione. «Al contrario. I primi atti che faremo saranno le concessioni al Comune, al Cnr e agli artigiani dell’Arzanà proprio nell’area nord». Ci si chiede cosa succederà all’Arsenale. «Questa è una società di gestione. Certo non mi inventerò qualcosa che la città non vuole, metteremo in atto i progetti del Piano direttore discutendoli con la città». Il Museo della Marina? «Si farà. Certo dovrà essere un museo vivo, innovativo. Così per gli archivi dell’Asac e della Marciana. I depositi si possono mandare a Marghera, qui abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo. Un network mondiale della comunicazione e delle produzioni innovative. Alla torre di Porta Nuova si farà il centro di documentazione collegato con il nuovo ponte». La Biennale resterà? «La sua concessione delle parti monumentali scade l’anno prossimo. la rinnoveremo, ma tenendo presente che nei periodi in cui non vengono utilizzate, Tese e Gaggiandre potranno ospitare altre attività, che porteranno soldi nelle casse della società». La Marina resterà? «Certo, ma il suo ruolo sarà ridimensionato. Si terranno la parte sul rio delle Galeazze, in prospettiva anche il bacino potrà ospitare barche a vela e di lusso». Quali sono i nuovi progetti previsti? «La Fiera, le esposizioni permanenti, le attività economiche, la ricerca nei capannoni restaurati. L’Arsenale dovrà essere aperto 12 mesi l’anno e ospitare 3 mila persone di alto livello. Nell’edificio degli ex sommergibilisti sarà costruito un albergo da 300 posti, a esclusivo uso di chi lavora all’Arsenale». Per questo si pensa alla sublagunare? «La sublagunare non c’entra. Intanto c’è il motoscafo. Una cosa è certa: nessuna fermata della sublagunare potrà essere costruita dentro o davanti l’Arsenale. Gli ingressi saranno quelli storici. All’Arsenale si dovrà entrare con una certa religiosità, il complesso dovrà essere tutto percorribile e godibile. E ospitare attività di pregio che non ne stravolgano la storia. Questo è l’impegno che assumo con la città».

Sant'Andrea, si prova a sollevare A San Nicolò la sperimentazione
la Nuova di Venezia — 12 agosto 2006 pagina 15 sezione: CRONACA

Il progetto di sollevare gli edifici veneziani va avanti. E sarà fatto in modo sperimentale sul forte di Sant’Andrea. Lo ha annunciato ieri il sindaco Massimo Cacciari, che nei giorni scorsi si è incontrato con i responsabili delle aziende specializzate nel settore, le padovane Soles e Mattioli. Un principio già sperimentato con successo a Roma e in altri monumenti del Veneto, campanili compresi. Che prevede di sollevare i singoli edifici con martinetti idraulici dopo averli isolati su una platea di calcestruzzo. Un’idea ambiziosa, che secondo i progettisti costa molto meno del Mose e fa aumentare il valore degli edifici, consentendo di riutilizzare i piani terra. Ma per dare il via libera, visto il delicato equilibrio della città storica, occorrono garanzie assolute. Ecco allora l’idea di sperimentare la tecnologia sul forte di Sammicheli, il monumento a san Nicolò di Lido che sta crollando per l’erosione e le correnti. «Cominceremo da lì, un luogo isolato e senza abitanti. Vedremo come va», dice Cacciari. Sono le sperimentazioni che il presidente Galan ha definito in modo sprezzante come «progetti di Topolinia». «Alcuni forse lo ritengono inutile», risponde serio Cacciari, «invece ci sono imprese serie che hanno già sperimentato queste tecniche. E poi, non dobbiamo fare cose innovative? Il Mose non è forse un progetto mai sperimentato altrove?». (a.v.)

Sanguineti e Dante al Forte Sant'Andrea
la Nuova di Venezia — 27 agosto 2006 pagina 27 sezione: GIORNO/NOTTE

Nel Forte di Sant’Andrea, isola della laguna di Venezia, domani Edoardo Sanguineti interpreta «Derive», letture poetiche, note, lampi e frammenti sulla figura di Ulisse nella Divina Commedia. Per l’occasione l’artista Marco Nereo Rotelli ha creato l’installazione «Le derive di Ulysse», che porta incisi versi tratti da poesie di Edoardo Sanguineti e Edgar Lee Masters. Alle 17.30 ci sarà l’imbarco presso il pontile Actv di San Zaccaria, con barca privata; alle 19 inizia l’evento in isola; alle 20.30. Ritorno con lo stesso mezzo, all’imbarcadero di San Zaccaria. Edoardo Sanguineti compie, e farà compiere agli spettatori, un viaggio de-rivando da Dante e procedendo nel verso di Dante. A cura di Anna Maria Orsini.

Forte S. Andrea aperto per la Sensa
la Nuova di Venezia — 16 maggio 2007 pagina 16 sezione: CRONACA

Una Sensa più «veneziana». Con le regate, il corteo, lo Sposalizio del Mare, il mercatino. Ma anche la festa delle remiere a Forte di Sant’Andrea, il fritoin in barca, concerti e spettacoli e il nuovo Nicelli da visitare. Domenica si celebra la festa della Sensa. Un rito che ricorda l’antico rapporto di Venezia con il suo mare, con il lancio dell’anello del doge in laguna, la corona d’alloro. E oggi i tanti problemi delle acque della laguna, l’inquinamento e il moto ondoso, le grandi opere che la stanno trasformando. Un richiamo ad amare la laguna è stato rivolto ieri in occasione della Festa della Sensa dal sindaco Massimo Cacciari e dall’assessore al Turismo Augusto Salvadori. L’edizione 2007 della festa presenta molte novità. Come il Forte di Sant’Andrea riaperto al pubblico, e dato in concessione dall’Esercito. La due giorni comincia sabato alle 17.30 nella Sala dello Scrutinio di palazzo Ducale con la consegna delle Oselle d’Oro 2007 a personaggi della cultura e dell’imprenditoria veneziana. Alle 21 il concerto nel chiostro di San Nicolò e nel pomeriggio il mercatino della Sensa. Domenica mattina alle 10 la partenza del corteo storico da San Marco al Lido dove alle 10.45, davanti a San Nicolò, è prevista la cerimonia dello Sposalizio con il mare. Nel pomeriggio le regate. Alle 16 i pupparini a due remi per ragazzi dai 14 ai 25, alle 16.30 le gondole a 4 remi dei campioni. Come sempre da battere D’Este e Strigheta, con Bertoldini e Roberto Busetto a fare da pericolosi outsider. Nello storico Forte di Sant’Andrea del Sammicheli si raduneranno in mattinata i veneziani delle associazioni e del coordinamento di voga alla veneta. Domenica mattina alle 12 è prevista la rievocazione storica del Forte di Sant’Andrea, a cura dell’associazione «Esercito veneto real». Alle 14.45 spettacolo di Carlo e Giorgio. Sarà in funzione una navetta gratuita di Alilaguna per assistere alla cerimonia con partenza dai Giardinetti reali alle 9.30 e ritorno alle 12.45 dal Lido. Infine, il fritoin. Dalla barca, come si faceva una volta, il ristoratore e artista Maurizio Adamo rispolvera una tradizione: si potranno acquistare gli scartossi di pesce fritto. - Alberto Vitucci

L'allegria espugna il forte di Sant'Andrea
la Nuova di Venezia — 21 maggio 2007 pagina 11 sezione: CRONACA

Una domenica di festa, sole, sport (con le regate), storia (con le rievocazioni in costume dell’Esercito veneto real), cibo, di comicità (con le gags di Caffè Sconcerto e Briccola&Reggina) per centinaia di famiglie, morosi, compagnie di ragazzi e di amici con i capelli d’argento: la prova generale di quello che potrebbe essere Forte Sant’Andrea se solo fosse un parco pubblico custodito, invece di un ex base militare, dal 2003 bene demaniale civile «in congelatore». Senza vigilanza è alla mercé dei vandali che hanno devastato la chiesetta, dei ladri di pietre d’Istria e palle di cannone, degli sciocchi che accendono fuochi in mezzo alla vegetazione, ma anche di una vegetazione sta infiltrando con le radici le gallerie creando cedimenti: a mantenere sinora viva l’isola (restaurata nel forte fino al 1998, ma con le rive non ultimate) i 20 mila ragazzi accompagnati in visita dai volontari del Comitato Certosa. Genio ingegneristico (l’isola fu realizzata nel XVI secolo), macchina da difesa militare unica (con le sue insuperabili bocche di fuoco a pelo d’acqua), parco con vista mozzafiato a 360 gradi su Venezia e la laguna, Sant’Andrea è stata ieri riaperta alla città grazie alla caparbietà di Comitato Certosa, Coordinamento Remiere, Cooperativa Il Cerchio che hanno fortissimamente chiesto al Comitato per la Sensa di destinare parte dei fondi alla festa, avvio di una campagna di «riappropriazione»: oggi, infatti, Cesare Scarpa per il Comitato e il Cerchio e Giovanni Giusti per le remiere presenteranno all’Agenzia del Demanio richiesta di assegnazione. «In realtà, noi vogliamo che l’assumano in concessione Regione e Comune», spiega Cesare Scarpa, che tante battaglie ha condotto per la rinascita di queste isole, «perché è vitale che un bene formidabile come questo, carico di storia e arte, diventi un parco pubblico e non si trasformi solo in un’esclusiva darsena per barche di lusso. Il Comune dice di non avere i fondi necessari per la manutenzione, dopo i tagli di legge speciale: vero, ma siamo certi che esistono fondi europei per un parco naturale così fenomenale. Intanto, andiamo avanti noi: con Il Cerchio, che ha la custodia della Certosa, siamo pronti a garantire giri di vigilanza gratuiti». Contatti sono stati presi anche con la Curia, per sostenere il recupero della chiesetta, danneggiata dai vandali. «Fondamentale», commenta Giovanni Giusto, «è che l’isola sia fruibile da tutti e che da subito ci si organizzi per la custodia: è un capitale architettonico e storico colossale, siamo “ubriachi” di bellezza e la lasciamo in balia di incivili ed incuria. Nostri volontari sono pronti per turni di custodia». (Roberta De Rossi)

Forte Sant'Andrea diventa una discoteca
la Nuova di Venezia — 06 giugno 2007 pagina 16 sezione: CRONACA

Festa e discoteca sulla terrazza del Forte di Sant’Andrea. Arriva la Biennale, e molti spazi della città sono occupati dalle attività artistiche. Tocca anche alle parti storiche, concesse ora dal Demanio per una festa privata dell’artista ungherese Joseph Kosuth. Niente di male, se non fosse che in genere il Forte è chiuso e non viene concesso alla città. Protestano i comitati. «Abbiamo lottato per anni per avere dai militari quegli spazi», si sfoga un militante del Comitato Certosa-Sant’Andrea, «e francamente sarebbe preferibile un uso pubblico di quei preziosi luoghi. E’ ora di pensare a un comitato di gestione per aprire il Forte alla città. Non ci sembra il luogo più adatto per farne una discoteca privata». Lo staff dell’artista si dice stupito di tanto clamore. Giorgio Supiej, ex consigliere comunale dell’Udc e consigliere del Comitato della Sensa, è colui che ha fatto la domanda al Demanio per la concessione dello spazio. «Non ci trovo nulla di strano», dice, «me lo hanno chiesto perché il Forte è stato concesso in maggio per la festa della Sensa. E poi c’è un precedente. A Sant’Andrea era stata presentata anche la sfilata di moda con Claudia Schiffer, un paio di anni fa». Cosa ci guadagna la città a concedere questi preziosi spazi ai privati? «Danno un contributo», dice Supiej, «per la pulizia dell’area. L’altra volta l’abbiamo trovata in condizioni davvero disastrose». Ma il problema, obiettano i comitati, è proprio quello. Non è possibile che non ci sia una via di mezzo, tra l’abbandono totale e la consegna ai privati dei beni pubblici come le isole e i Forti monumentali. Spazio strategico, Sant’Andrea, con lo splendido Forte del Sanmicheli e le vestigia della Serenissima. Perché non farne un luogo di turismo culturale gestito da qualche associazione, come al Lazzaretto Nuovo? Come se non bastasse, tra Sant’Andrea e le Vignole c’è anche l’Idroscalo, struttura ideale per un porticciolo che il Comune chiede invano da anni all’amministrazione del Demanio. Occasioni che andrebbero sfruttate per il godimento pubblico dei beni. Intanto Sant’Andrea riapre per una sera alla festa di Kosuth, l’artista ungherese autore tra l’altro dell’illuminazione della Querini Stampalia. Oggi l’artista inaugura la sua mostra («Il linguaggio dell’equilibrio») all’isola degli Armeni, una delle tante mostre di qualità che si aprono in questo intenso week end lungo che culminerà domenica con l’inaugurazione della Biennale. - Alberto Vitucci

Forte Sant'Andrea, una discarica Il Comitato: «Lo avevamo detto»
la Nuova di Venezia — 12 giugno 2007 pagina 23 sezione: CRONACA

Doveva servire per finanziare la pulizia del forte. Invece... Il giorno dopo la grande festa, l’isola di Sant’Andrea è una grande discarica (foto sopra). La denuncia viene dal Comitato Certosa-Sant’Andrea, che alla vigilia della manifestazione di giovedì scorso aveva preannunciato quello che sarebbe successo. «Un uso secondo noi non compatibile con la monumentalità del luogo», denunciano i volontari del comitato, «non si può trasformare il Forte di Sant’Andrea in una discoteca per una festa privata». Prova dello «scempio» sono, secondo i volontari, le foto scattate nei giorni successivi alla festa. E i danni verificati all’interno del Forte. Con la porta del magazzino scardinata a buttata a terra, quantità industriali di bottigliette di plastica, pezzi di gommapiuma, preservativi, carta igienica (usata), rifiuti di ogni tipo. Soltanto in parte ammonticchiati insieme ai resti di sedie pieghevoli, sulla riva dell’Idroscalo in attesa di essere portati via. «La festa Kosuth-Supiej doveva servire a completare l’opera di pulizia iniziata il 20 maggio», scrive il Comitato, «a rilanciare la dignità e la visitabilità del Forte. Invece, come previsto, è stata tutta un’altra cosa. Adesso chi pagherà?» Secondo il Comitato, a cui si deve il progetto di riutilizzo della vicina Certosa, è necessario riaprire Sant’Andrea e la stessa Certosa all’uso pubblico. (a.v.)

Sant'Andrea, la riconquista popolare
la Nuova di Venezia — 28 ottobre 2007 pagina 18 sezione: CRONACA

Quattro azioni per ristabilire la «proprietà» dei veneziani sull’isola del Forte di Sant’Andrea: la posa di un capitello con una Madonna in Bacàn, l’apertura della chiesetta di Santa Marina da anni abbandonata ai vandali, la posa di un cancello metallico all’ingresso del forte per proteggerlo dal pic-nic con il falò facile e innamorati armati di bombolette spray, e una lettera al Consorzio Venezia Nuova perché usi parte dei fondi del Mose per la manutenzione dell’isola-monumento. E’ questo il calendario che si sono dati, per i prossimi giorni, il Comitato per la Certosa e il Coordinamento remiere: appuntamento il 4 novembre, anniversario dell’Aqua Granda. «I veneziani devono capire che quest’isola è loro, che possono arrivarci e sbarcarci: anzi, lo devono fare, altrimenti sarà presto trasformata in una darsena per turisti ricchi e saremo tagliati fuori anche da questo pezzo della nostra storia», incalza Giovanni Giusto, del Coordinamento remiere, «anche per questo, per salvare Venezia - dall’acqua alta, dalle maxi navi da crociera, dall’incuria, perché no, dal Mose: ognuno pensi ciò che crede - abbiamo realizzato e poseremo un capitello mariano (un’idea di Giovanni Battista Pazienza) alla confluenza tra i canali di San Nicolò e Sant’Erasmo: lo poseremo domenica 4, alle 10.30, con tutti quelli che vorranno esserci. Come remiere mettiamo a disposizione anche 9 caorline. Eppoi tutti a mangiare in isola pasta e fasioi». Abbandonato come base militare nel 1967 - dopo 500 anni d’attività - passato all’Agenzia del Demanio nel 2003, il Forte è tutt’ora abbandonato. «Non vorremmo che presto, per fare cassa, anche quest’isola venisse privatizzata, come purtroppo è accaduto per la Certosa», osserva Cesare Scarpa, da 15 anni animatore del Comitato Certosa-Sant’Andrea, «non siamo contrari in via di principio a che l’idroscalo diventi una darsena: lo è di natura. Ma il Forte dev’essere aperto ai veneziani, agli studenti perché è un museo storico-naturale eccezionale. Invece i restauri statici effettuati nel 1993 dal Consorzio Venezia Nuova - mai completati - sono ora minacciati gravemente dalla vegetazione (un blocco della terrazza si è già staccato), i vandali hanno rubato quel che c’era da rubare, danneggiato la chiesetta (l’altare in pietra d’Istria è stato spezzato) e ora anche i ragazzini si mettono a fare cuori con lo spray. Servono interventi e guardiania».

«Alla Sensa per difendere Venezia»
la Nuova di Venezia — 01 maggio 2008 pagina 18 sezione: CRONACA

«La Festa della Sensa deve diventare un momento per promuovere la pace tra i popoli e far rivivere la venezianità a tutti i cittadini, chiedo ufficialmente a tutte le scuole di portare gli studenti a partecipare a questa grande festa di tradizione veneziana». Ha esordito così ieri l’assessore Augusto Salvadori, presentando la Festa della Sensa. Il comitato della Festa della Sensa passa il testimone per l’organizzazione a Venezia Marketing ed Eventi, società creata dal Comune assieme al Casinò. Carlo Pagan, amministratore delegato del Casinò di Venezia, ha spiegato: «Non abbiamo nessuna intenzione di stravolgere tutto quello che è stato fatto di buono fino ad ora dal comitato, anzi chiederemo la loro collaborazione futura. Nostro compito sarà di coordinare la manifestazione, recuperando sponsorizzazioni per finanziarla». La Festa della Sensa di quest’anno costerà tra i 50 e i 55 mila euro. Ricco il programma dell’evento: sabato a Palazzo Ducale ci sarà la presentazione della festa, il gemellaggio Adriatico con la città di Lepanto e il premio «Osella D’oro» della Sensa 2008. Domenica, invece, alle 9.45 partirà il corteo per San Nicolò, e alle 10.30 la celebre cerimonia dello sposalizio del Mare nello specchio d’acqua antistante la chiesa di San Nicolò. Quindi la partenza della regata dei giovani sui pupparini. Alle undici si darà il via alla regata, con percorso Bacino di San Marco-Riviera San Nicolò. La festa, poi, si sposterà a partire da mezzogiorno al forte di Sant’Andrea, che sarà raggiungibile con una navetta gratuita da San Nicolò per il forte. Roberto Busetto dell’associazione regatanti lancia un appello: «Bisogna incentivare la voga per i giovani, perché sempre di più manca il rispetto per la laguna, il moto ondoso sta diventando oramai un problema per chi si allena, le imbarcazioni a motore non hanno rispetto per le barche a remi, ieri ho provato a fare il percorso di gara ed è stato impossibile, bisogna trovare una soluzione». L’assessore Salvadori ha quindi ribadito: «Tutti coloro che creano moto ondoso non indispensabile sono dei veri criminali: la città è in pericolo anche grazie a loro». Giorgio Paternò, del comitato, ha sottolineato l’importanza di questo evento: «Rinata nel 1965, la festa della Sensa è un momento importante per ricordare il passato, valorizzando l’esperienza dei veneziani». Infine Giovanni Giusto, delle remiere di voga alla veneta, ha quindi invitato tutti a partecipare, ricordando come sia importante il momento di aggregazione per non perdere i valori della città. (Giacomo Cosua)

Il miracolo della Serenissima «Ora le feste a Forte S. Andrea»
la Nuova di Venezia — 05 settembre 2008 pagina 18 sezione: CRONACA

«Il recupero della Serenissima da parte del mondo veneziano mi ha lasciato sbalordito sulle potenzialità della città». Mauro Pizzigati, presidente del Casinò, non solo si accoda ai ringraziamenti del sindaco e dell’assessore agli artefici del recupero della storica barca (Giovanni Giusto presidente del Coordinamento delle Remiere, Francesco Gregolin responsabile del trasporto e soprattutto Agostino Amadi autore del restauro), ma rilancia un nuovo progetto. «Venezia Marketing ed Eventi può, insieme alle remiere e magari alla Fondazione Bucintoro, chiede la gestione del forte di Sant’Andrea per organizzare eventi popolari aperti alla città e agli ospiti di Venezia. Sant’Andrea è una sede eccezionale per questi scopi», spiega Pizzigati. L’idea è di rilanciare eventi e tradizioni a Sant’Andrea, come avvenuto all’ultima Festa de La Sensa, coinvolgendo il tessuto più autentico della città, sulla falsariga del progetto del weekend della voga che caratterizzerà l’edizione 2009 della Regata Storica. Ma torniamo alla Serenissima, rinata dopo l’affondamento, evento che aveva fatto dichiarare irrecuperabile la barca a più di qualcuno. «La Serenissima è in acqua da mercoledì, è solida, è come fosse nuova», racconta entusiasta Agostino Amadi che però lancia un monito: «Sabato la consegneremo alla città, ma poi l’importante sarà ricoverarla bene, e per questo spero mi lascino dare una consulenza gratuita su come posarla in cantiere». Ecco i nomi delle diciotto prescelte che avranno l’onore di vogare, aprendo il corteo della Storica, una Serenissima per la prima volta tutta al femminile: capovoga l’olimpionica di canoa Amalia Calzavara (venti titoli tricolori), e poi Amelia Coco, Mara Cosma, Antonella Fassina, Roberta Fassina, Giovanna Gallo, Maria Keener, Nancy McElroy, Laura Riganti, Antonella Salvatore, Adele Scalabrin, Chiara Scarpa, Natalia Smykunova, Serena Testolin, Leida Tiozzo, Sandra Tognatti, Nicoletta Tussetto, Monica Vio. Vio. «Ricordiamo che sabato alle 18, a Cà Farsetti, saranno i veneziani del remo a restituire al sindaco la Serenissima, l’appuntamento», annuncia Giusto «per chi volesse partecipare al corteo è alle 16,45 all’ingresso del rio di Cannaregio. (Sebastiano Giorgi)

«Zattere» per riscoprire la laguna
la Nuova di Venezia — 14 settembre 2008 pagina 18 sezione: CRONACA

Laguna come esempio di sostenibilità ambientale: un contesto naturalistico plasmato da secoli di presenza umana. A riscoprire alcuni angoli lagunari sono le postazioni galleggianti di «Lagoonpark Shelter», zattere progettate da Archea Associati e C+S Associati nell’ambito della Biennale d’Architettura. «Questo progetto offre ai visitatori un tour guidato, con soste su alcune zattere poste in punti strategici d’osservazione», spiega Enrico Penzo, vicepresidente del Parco della Laguna, «quale occasione per riscoprire i significati della laguna. Il contesto ambientale da cui è nata Venezia e che oggi la circonda mantenendo segni autentici della sua storia ambientale e sociale». In laguna rimangono tracce autentiche di una popolazione che ha saputo per secoli interagire con la natura, a volte modificandola, altre seguendola, creando un ambiente irripetibile e ricco di testimonianze e attività. «La laguna è uno straordinario luogo artificiale, un esempio di risposta sostenibile ai bisogni dell’uomo e alle esigenze naturali, una lezione per gli architetti soprattutto in questa Biennale che chiede di guardare oltre l’edificio», commenta l’architetto veneziano Carlo Cappai, che con Alessandra Segantini e Archea Associati hanno progettato quattro terrazze galleggianti, ciascuna contrassegnata da tende rosse, che, per tutta la durata della Biennale si offrono come approdo, ristoro, punto d’osservazione all’Arsenale, al Forte di Sant’Andrea, e poi a Sant’Erasmo nei pressi di Punta Vela e della Torre Massimiliana. Torre che, grazie ai numerosi eventi culturali ospitati, si sta caratterizzando come il simbolo di una ricucitura tra città e isole della laguna, luoghi dove la «lentezza» non è più sinonimo di ritardo, ma di qualità e di equilibrato rapporto tra grado di urbanizzazione e paesaggio. (s.g.)