OSPEDALETTO

La caponiera all'ingresso del forte

 

Zona a NNE di Ospedaletto nell'alta val del Tagliamento sopra l'abitato omonimo.

Inizio dei lavori nel 1904.

Armamento principale:

Quattro cannoni da 149 A sotto corazza del tipo "Grillo". Portata con granate km.10,1 circa e con shrapnel km.10,4 circa. ( Secondo altre fonti, vennero destinati all’opera, quattro cannoni da 149 Armstrong da montagna, che erano diretti allo Chaberton ).

Armamento secondario: Alcune mitragliatrici Gardner cal. 10,35.

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La lunga galleria dei fucilieri

Cenni storici

Opera facente parte della Fortezza alto Tagliamento-Fella. Il forte era a suo tempo giudicato di primaria urgenza e fu quindi tra i primi ad essere costruiti. Disponeva fino al giorno 27 ancora di tre cannoni da 149 mm. rivolti verso Sella Forador. La sera dello stesso giorno, le bocche da fuoco furono ritirate ed avviate oltre il Tagliamento al comando del tenente Cavallero. Al forte, con una decina di soldati, rimase soltanto il maresciallo Aurelio Bergamino con l'ordine di preparare tutto per la distruzione dell'opera. L'ordine di dar fuoco alle miccie pervenne alle ore 14 del giorno 28 ottobre da parte del generale Di Giorgio con un fonogramma recapitato a mano. Il maresciallo si mise subito in comunicazione con Ospedaletto, dove c'era il 2° battaglione del 49° reggimento fanteria comandato dal maggiore Morelli.

Nel colloquio tra il maresciallo Bergamino e il maggiore Morelli si stabilisce che l'ordine non è eseguibile per il fatto che il battaglione del 49 fanteria era stato inviato dal generale Rocca comandante la 63° a presidiare il forte stesso e quindi questo non si poteva distruggere senza nuove disposizioni. Il comando della 63 divisione si era evidentemente sovrapposto a quello del generale Di Giorgio, senza che i reparti lo sapessero. Il maresciallo Bergamino attendeva ordini, in continuo contatto con il maggiore Morelli, al quale, nel mattino del 29 fece presente la necessità di procedere alla distruzione del forte, prima che fosse stato troppo tardi. Fu allora che, prima il maggiore, quindi direttamente il maresciallo Bergamino, si misero in contatto diretto con il generale Rocca, il quale alle ore 15.30 del giorno 29, inviava al forte il seguente fonogramma: "Disponga perchè sia fatto saltare il forte di Monte Ercole". Si presero subito le disposizioni del caso, e il maggiore Morelli fece sgombrare dalla popolazione l'abitato di Ospedaletto, per evitare problemi alla gente, cosa che non avvenne. ,Il 29 ottobre 1917 alle ore 16 il maresciallo dava fuoco alle cinque miccie già in precedenza preparate, e venti minuti dopo il forte e le munizioni furono distrutte. Fu fatto saltare anche il vicino deposito di gelatina presso il lago Minisini. ( notizie tratte da La guerra in Friuli, Del Bianco editore, Ud).

Gli uomini che lo presidiavano si ritirarono al di là del Tagliamento. Forse avrebbe potuto ritardare l'avanzata nemica come fece il forte di Monte Festa, ma non fu così e il 29 ottobre la 22a Divisione Schutzen lo occupava e lo trovava disarmato.

Ora è abbandonato e parzialmente invaso dalla vegetazione. Anni orsono era in parte abitato ed è stato aperto un varco nel muro di recinzione nella parte bassa. Oramai tutti gli edifici adibiti a caserma sono crollati mentre la batteria e la galleria sono in buone condizioni non avendo subito la furia dei bombardamenti di guerra. Nella galleria si riscontra qualche crepa nel rivestimento dovuto alla mancanza di armatura di ferro e all’azione del terreno. E’ stato sede di messe nere da parte di fanatici.

La copertura del forte oggi

(Andrea Barban)

 

Notizie sull'opera:

Era chiamato anche Monte Ercole. Il forte aveva le bocche da fuoco guardanti Sella Forador e la stretta di Venzone. Faceva parte di quel sistema di fortificazioni costruite per il campo trincerato di Osoppo. Trattasi di opera molto diversa dal solito. In questa costruzione esistono ancora degli accenni architettonici. Le caserme sono costruite in mattoni e pietra mentre per la batteria vera e propria è stato usato un conglomerato cementizio senza però nessun apporto di armatura di ferro. Lo stesso dicasi per la galleria della fucileria. Un primo portone conduce all’ingresso della parte bassa dell’opera dove si trovano il primo corpo di guardia e gli stabili a due piani dedicati agli alloggi ed ai servizi. Sempre nella parte bassa si trovano tre gallerie: la prima conduce dopo pochi metri ad un locale di m.5 x 5 e successivamente ad un secondo locale m.5 x 10. Entrambi i locali sono totalmente isolati dalle pareti della galleria, infatti sono state costruite delle pareti ed il soffitto a circa 50 cm. dalle pareti della galleria.

La seconda galleria e interrotta dopo alcuni metri e non si esclude che potesse collegare la parte superiore dell’opera. La terza galleria ha un unico locale di m.2,5 x 10. Continuando nella parte bassa troviamo la strada che porta alla parte superiore, sbarrata da un’altro cancello ( ora non più in loco ) con a fianco una postazione angolare che permetteva di battere la stradina stessa. Prima del cancello sulla destra un locale di m.4 x 10. Oltrepassato questo secondo ingresso, troviamo sempre sulla destra un locale di m.4 x 7 comunicante con quello precedente; di fronte l’ingresso alla postazione angolare. Più avanti sulla destra si arriva all’ingresso della galleria della fucileria. Tale galleria avvolgeva la batteria per tre quarti. Vediamo più in dettaglio il suo sviluppo: dopo un po' di metri sale leggermente ma senza gradini e si arriva alla prima delle uscite che danno sul camminamento esterno. Procedendo si trovano sempre innumerevoli feritoie orizzontali e si arriva alla seconda uscita e più avanti ad una postazione d’angolo per mitragliatrice su affustino.

Ora la galleria corre lungo la parte più lunga della batteria ed oltre alle già citate feritoie troviamo altre uscite sul camminamento fino all’angolo e si arriva all’ultimo tronco che porta alla fine ad una postazione angolare ma, diversa dall’altra, in quanto è formata da una continuazione di galleria di alcuni metri. Poco prima di questa, un’uscita da sul camminamento e da qui all’ingresso dell’opera. L’ingresso della batteria avviene da un breve passaggio non molto largo dove troviamo dapprima un locale sulla sinistra adibito a servizio igienico dopo di che si entra nel corridoio e si incontra sulla sinistra un locale di m.3 x 8 con comunicante in profondità ad un’altro locale delle stesse dimensioni, probabilmente adibiti a polveriera o deposito proiettili.

Da quest’ultimo parte un binario con scartamento m. 0,40 che comunica con il corridoio della batteria che da sulle rampe dei pezzi. E’ da notare che questo binario è posizionato ad circa m.1 da terra all’interno di una apertura di m. 0,50 x 0,60 tra due aperture più piccole. Anche nel primo locale esistono altrettante aperture. Tornando nel primo breve corridoio si arriva a dei gradini che portano al corridoio principale. Da qui si può accedere alle rampe dei pozzi ( ora murate ) e alle riservette ( m. 2,5 x 4 ) che sono posizionate tra le rampe e ai lati di esse ( m. 1,8 x 4 ). In corrispondenza della torre di sinistra, arrivavano i binari dal locale già citato e si dirigevano nella prima riservetta e da qui alle altre riservette. Alla fine del corridoio, sono presenti una finestra nella parte destra ed un foro d’aerazione di circa m. 0,40 di diametro nella parte sinistra ( che sbocca all’esterno sul camminamento ).

Tutti i soffitti sono a volta e intonacati come anche le pareti. Il citato camminamento, permetteva la difesa ravvicinata dell’opera, visto che la sua posizione geografica non la rendeva inattaccabile da eventuali fanterie nemiche. Era infatti questo, il limite maggiore dell’opera, che aveva quindi bisogno di molta fanteria per guarnire la galleria ed il camminamento in caso di attacco.

Particolare del forte

 

Vie d'accesso all'opera:

Dopo essere giunti, tramite strada statale o autostrada, a Gemona, si procede verso Tarvisio fino all’abitato di Ospedaletto. Da qui si prende via Priorato e la si percorre passando dapprima sotto alla ferrovia e poi costeggiando sulla destra una palizzata di legno. Alla fine di quest’ultima, mantenendo la destra, si passano due colonne e si procede fino ad un bivio. A questo punto conviene parcheggiare l’automezzo e proseguire a piedi sulla sinistra. La strada sterrata porta nel giro di dieci minuti circa all’ingresso dell’opera.

 

 

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